Biagio Conte torna tra i poveri di Palermo: “Dobbiamo scuotere le coscienze”

È tornato tra i suoi fratelli, tra i poveri e gli ammalati, tra i migranti e i loro figli, accolti nella cittadella che ha fondato. Lo ha fatto nel giorno in cui si ricorda il santo di cui porta il nome. Lo ha fatto dopo aver dormito e digiunato per 10 giorni tra le colonne delle Poste centrali, là dove morì nel gelo di una notte Vincenzo, povero e senza dimora

“C’è Biagio, è arrivato Biagio”. La voce di Michael, 8 anni, nato in Italia da una donna africana, chiama tutti a raccolta all’ingresso della Missione Speranza e Carità, a Palermo. Biagio Conte è tornato tra i suoi fratelli, tra i poveri e gli ammalati, tra i migranti e i loro figli, accolti nella cittadella che ha fondato. Lo ha fatto nel giorno in cui si ricorda il santo di cui porta il nome (3 febbraio). Lo ha fatto dopo aver dormito e digiunato per 10 giorni tra le colonne delle Poste centrali, là dove morì nel gelo di una notte Vincenzo, povero e senza dimora. Digiuno al quale è poi seguita la preghiera per due settimane nel santuario dell’Addolorata, a Monreale. Il missionario laico era tornato per strada, dove cominciò il suo impegno accanto ai poveri più di trent’anni fa, nei primi giorni di gennaio per “scuotere la città dall’indifferenza”, quella città che “volta le spalle agli ultimi”, dopo la morte nelle strade di Palermo, il primo gennaio, di un clochard che aveva per nome un anagramma: Amor. Adesso, fratel Biagio è di nuovo nella sua Missione.

“Ho sentito il bisogno di portare la gioia che conservo nel cuore ai fratelli, ai volontari, alle persone accolte qui. Ogni volta dò pensiero e momenti di preoccupazione, ma sono le prove del cammino”.

Fisico affaticato, crampi allo stomaco e tosse causata dal freddo avevano acceso le preoccupazioni di tanti che lo avevano invitato a desistere. Ma lui è andato fino in fondo e, oggi, ammette: “È stata una esperienza di condivisione per strada con i poveri, con i senza tetto, che ho a cuore. Sentivo il bisogno di viverla per dare una testimonianza”.

Il ritorno tra i suoi poveri nella Missione. Un passo dopo l’altro, Biagio Conte cerca i volti e le mani, nascoste tra le coperte e le lenzuola degli ammalati, ricoverati nelle stanze vicine alla cappella della Misericordia. Su un cuscino un libretto di preghiere accanto al volto sonnolento di un giovane del Gambia. Poi, l’abbraccio delle persone che lo aspettavano. Le saluta una per una nel suo peregrinare dall’ingresso della cappella fino all’altare. L’ultimo bacio è per la fronte di Ettore, costretto sulla sedia a rotelle da alcune fratture. Tra le mani il missionario laico regge il suo bastone e due candele, dono dell’arcivescovo di Monreale, mons. Michele Pennisi. Ad attenderlo, per la celebrazione eucaristica, don Pino Vitrano, sacerdote nella Missione, e Giuseppe, un passato da calzolaio, oggi sacrestano, al servizio di chi come lui è stato tagliato fuori dai processi produttivi della città.

Una goccia per scuotere le coscienze. I gesti del missionario laico hanno lasciato un’impronta nelle coscienze degli amministratori cittadini e regionali. Sono stati convocati incontri e riunioni al Comune per definire provvedimenti per i più poveri. L’eco della testimonianza di Biagio Conte è arrivata anche all’interno dell’Assemblea regionale. “Ma ancora si deve fare tanto – dice con decisione al Sir -. La preghiera e il digiuno devono essere supporto prezioso per allontanare il tanto male che c’è nella nostra società che sta attraversando un momento difficile”. Non vuole ammettere se è riuscito o meno a risvegliare la città dal torpore dell’indifferenza, ma sa che “la mia è stata una goccia per scuotere le coscienze, per invitare ad aprire gli occhi e il cuore ai più poveri e alle persone che vivono per strada.

La mia testimonianza vuole essere uno scuotimento.

Dobbiamo tornare a Dio e al nostro prossimo. Ognuno deve fare la sua parte”. Un riferimento non tanto velato alle istituzioni che chiama in causa. “È importante che tutti noi, le istituzioni, la Chiesa, le associazioni e i cittadini, diamo il nostro contributo per i più poveri. Tengo molto che aiutiamo chi rimane indietro. Non possiamo lasciare indietro i più deboli. Dobbiamo dare loro una mano”.

La presenza della Chiesa al fianco di Biagio Conte. L’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, nei giorni di digiuno è andato a trovare due volte il missionario laico. Nella prima per un incontro personale, nella seconda assieme a un gruppo di mille giovani, che in cattedrale avevano partecipato a una lectio tenuta dal presule. “Ho sentito la Chiesa di Palermo vicino – racconta fratel Biagio -. È stato un segno. Papa Francesco mi sta dando tanta speranza, tanta forza di guardare ai più deboli, agli ultimi. E poi il vescovo Corrado ha fatto qualcosa di grande con i giovani, che sono il nostro futuro e la nostra speranza, ma sono tanto a rischio. Lui ha portato tanti giovani a pregare perché possiamo essere vicini ai poveri che soffrono”.

La lettera del presidente della Repubblica. Quando è arrivata la lettera a firma di un altro palermitano, dal Quirinale, Biagio Conte è stato colto di sorpresa. Una lettera, quella del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che “mi ha dato tanto conforto”. “È stata una risposta da parte delle istituzioni in cui credo. È stato un segno di speranza. Sia il presidente sia il sindaco, ma anche parte della Regione mi hanno fatto credere che c’è speranza e che ognuno deve fare la sua parte. I segni di Dio arrivano a toccare il cuore e nei luoghi impensabili”. Le sue parole invitano a guardare oltre “i ritmi frenetici della società”, perché “ci sono speranza, fede e carità da rafforzare”. “Dobbiamo portare speranza ai poveri”, continua a ribadire fratel Biagio. Lo hanno seguito in quei giorni tantissime persone.

“Sono venuti a trovarmi cittadini da molte parti della Sicilia e anche esponenti di varie religioni, un imam e alcuni ortodossi, come pure diversi non credenti. Grazie a tutti per la solidarietà che ho ricevuto. La mia vita è donata a chi soffre”.

Verso un nuovo cammino. Dopo il digiuno, la ripresa dell’alimentazione è stata graduale. “Spiritualmente e interiormente mi sento forte. Sto sentendo di nuovo una rigenerazione”. Parole che chiariscono la direzione in cui guardano gli occhi chiari di Biagio Conte, cioè “verso un nuovo cammino”. “Adesso resterò per un periodo nella comunità, ma ho ancora a cuore il cammino, portare il lieto annunzio e un messaggio di pace e di speranza”, come aveva fatto fino al 14 settembre dello scorso anno durante il suo itinerario, camminando a piedi tra le venti regioni italiane con la croce sulle spalle. Un desiderio che si ripropone e che confessa con candore: “È quello che sento nel cuore”.

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