Papa Francesco a Ginevra. Mons. Morerod (vescovo), la Svizzera attende “un messaggio di speranza e di gioia”

Una terra ricca di culture diverse che sanno convivere bene insieme ma anche un Paese dove il tasso di suicidi è tra i più alti di Europa e dove, nonostante il benessere economico, si può morire per noia. Eppure in questa terra nel cuore dell’Europa, sono andati esauriti nel giro di una sola giornata i biglietti messi gratuitamente online per partecipare giovedì 21 giugno alla Messa che Papa Francesco celebrerà al Palexpo di Ginevra. Che cosa si aspetta la Svizzera dal Santo Padre? Il vescovo di Ginevra, monsignor Charles Morerod, non ha dubbi: “Un messaggio di speranza e di gioia”

Tutto esaurito. I biglietti messi online per entrare al Palaexpo di Ginevra e partecipare giovedì 21 giugno alla Messa con Papa Francesco sono stati tutti presi il 1° giugno, giorno in cui si sono aperte le prenotazioni. Quarantunomila biglietti messi a disposizione delle parrocchie: il 77% dei posti saranno occupati da cattolici della Svizzera romanda, il 12% della Svizzera tedesca, meno dell’1% dalla Svizzera italiana e l’11% dalla vicina Francia. “Non pensavamo di ricevere così tante iscrizioni attraverso le parrocchie”, ci confida monsignor Charles Morerod, vescovo di Ginevra, Losanna e Friburgo. “Avevamo previsto di distribuire i biglietti ai singoli individui per completare ma non abbiamo potuto farlo perché erano tutti esauriti. E non possiamo accettare più persone per motivi di sicurezza”.

Cosa significa tutta questa adesione?

“È il segno della gioia di vedere il Papa. Non dobbiamo poi dimenticare che è un giovedì pomeriggio e che per partecipare alla Messa la gente deve arrivare già in tarda mattinata. E quindi non è così facile. E poi mi impressiona che il 77% dei partecipanti viene dalla Svizzera francese”.

Significa che il Papa piace agli svizzeri. Che comunica un cristianesimo che fa presa sulla gente?

Sì, Papa Francesco piace a tanti svizzeri. Certamente le persone sono colpite dalla sua persona.

La gente ha la percezione di vedere in lui una persona evangelica. E questo è un motivo specifico di simpatia. Questo l’ho sentito dire più volte.

Che Svizzera incontrerà Papa Francesco?
La maggior parte della giornata il Papa la trascorrerà con il Consiglio ecumenico delle Chiese che è un organismo internazionale. Poi celebrerà la Messa e incontrerà i fedeli. Sono soprattutto le persone che frequentano le nostre parrocchie. Non si deve dimenticare che la Svizzera è composta da 26 cantoni e che i cantoni non sono divisioni amministrative. Ogni cantone ha una sua cultura e anche fra i 6 cantoni dove si parla solo o maggiormente francese, le culture sono diverse. La Svizzera non è un Paese centralizzato. C’è una differenza considerevole fra la vita della Chiesa cattolica a Losanna, a Ginevra o a Friburgo, pur facendo parte della stessa diocesi. E tra la Svizzera italiana, francese e tedesca, le differenze sono enormi, quasi mondi diversi ma che vivono bene insieme.

In tutta Europa le chiese si stanno svuotando. Sono sempre meno le persone che vanno in chiesa come sempre meno sono le vocazioni. Come si risponde a questa sfida?
Nella mia diocesi nello stesso posto dove Papa Francesco celebrerà la messa – il Palexpo – abbiamo avuto un incontro diocesano proprio sul tema del discepolo missionario ispirato a quanto dice il Papa. Bisogna anche dire che in alcune chiese delle grandi città questo fenomeno non è cosi sentito, mentre nelle regioni rurali il fenomeno si percepisce molto bene.

Siete preoccupati?
Preoccupati? Abbiamo piuttosto il desiderio che le persone incontrino Gesù. Non è la preoccupazione di chi pensa di dover fare tutto da solo. Lavoriamo come piccoli operai nella vigna del Signore. A un parroco della mia diocesi che celebrava i 60 anni di ordinazione, è stato chiesto come viveva la condizione in cui la Chiesa non è più forte come lo era 60 anni fa. E lui ha detto:

“Il Signore non abbandona la sua Chiesa. Non dobbiamo avere paura”.

Cosa, secondo lei, ha allontanato in questi anni le persone dalla Chiesa?
Ci sono fenomeni più generali. E, cioè, una distanza culturale. Gran parte dei concetti anche filosofici che erano integrati nella nostra vita di fede non sono più comuni come lo erano nel passato. Anche il modo di capire e vivere la famiglia, per esempio. In un paese poi dove ci sono state guerre di religione, crea una certa distanza anche la formazione alla fede perché spesso viene intesa come qualcosa di potenzialmente pericoloso. Molti poi pensano di conoscere la fede cristiana e se cercano, cercano altrove. C’è anche un problema di trasmissione della fede da generazione a generazione, da genitori ai figli. Tutto questo non è un fenomeno tipicamente svizzero.

Il Papa viene nel cuore di questa Europa. Che cosa ci si aspetta da lui?
Un messaggio di speranza e di gioia.

Cosa significa per la Svizzera di oggi?
Siamo uno dei Paesi del mondo con la percentuale di suicidi più alta del mondo. Quando si ha materialmente tutto quello che si vuole, quando non si hanno preoccupazioni economiche (in Svizzera la situazione economica non è perfetta; ci sono poveri sì, ma la situazione è buona) dove e cosa si va a cercare?

C’è addirittura un po’ di noia in molti.

Ma c’è di più: in tanti non sospettano neanche la possibilità di una vita diversa perché non ne hanno mai sentito parlare.

Che cosa dirà a Papa Francesco?
Grazie di essere venuto. Grazie soprattutto di essere venuto in una città dove il primo atteggiamento davanti alla religione è l’assenza di religione. Lo ringrazierò anche per tutto quello che fa.

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