Macron incontra i vescovi francesi. “Siamo una Chiesa in uscita, in dialogo con tutti e nelle periferie”

Clima di attesa, in rue de Breteuil, nella sede della Conferenza episcopale francese, per l'incontro di lunedì 9 aprile con il presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron. "Non so se si tratta di una pagina nuova della nostra storia", osserva il direttore della comunicazione Vincent Neymon. "Certo è che c’è da parte della Chiesa e dello Stato una volontà chiara di apertura e dialogo. Una congiuntura che per noi è un’opportunità da cogliere, per mostrare che la Chiesa può essere protagonista attiva della società oggi"

Un evento che si prospetta storico, destinato ad aprire una pagina nuova nella storia delle relazioni tra la Chiesa di Francia e lo Stato, nella terra dei lumi, la patria della laicité. La Conferenza episcopale preferisce parlare di un incontro di dialogo, frutto di un rapporto consolidato e abituale. Ma il clima che si respira nella sede parigina dei vescovi è di soddisfazione. Sono stati i vescovi ad invitare il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e lui ha accettato l’invito. La forma dell’incontro è quella di un ricevimento. La chiamano “réception”. All’inizio doveva svolgersi nella sede della Conferenza episcopale in rue de Breteuil, ma il numero degli invitati (un parterre di circa 400 persone, tra parlamentari, giornalisti, uomini della cultura, rappresentanti di Chiese e religioni) ha inevitabilmente richiesto un cambio di location e si è optato per il Collège des Bernardins, autorevole luogo di incontro e di cultura.

Collège des Bernardins

 

Lunedì 9 aprile, il presidente Macron arriverà alle 19. Alle 19.05 – si legge nel programma reso noto dall’Eliseo -, prenderà la parola monsignor Olivier Ribadeau Dumas, segretario generale della Conferenza episcopale francese. Subito dopo i saluti, prenderanno la parola i volontari di tre associazioni cattoliche che daranno la loro testimonianza. Sono l’Office chrétien des personnes handicapées (Och), l’Association pour l’Amitié (Apa), che si occupa delle persone senza fissa dimora) e la Società San Vincenzo de’ Paoli (per carisma da sempre in prima linea a fianco di tutte le povertà). Alle 19.25 prenderà la parola monsignor Georges Pontier, presidente di vescovi francesi, e alle 19.50 ci sarà l’atteso intervento del presidente Macron.

Mons. Georges Pontier

Le ragioni dell’invito. Almeno due sono le ragioni che hanno spinto i vescovi francesi a invitare Macron, sottolinea Vincent Neymon, direttore della comunicazione della Cef che insieme a mons. Ribadeau Dumas sta lavorando all’organizzazione dell’evento. La prima è il fatto che “il legame tra Chiesa cattolica e Stato è frequente, abituale e a tutti i livelli. È un rapporto che si instaura sul territorio con i sindaci, i prefetti, le forze della polizia ma mancava un incontro con il più alto livello istituzionale e, cioè, la Presidenza della Repubblica”. La seconda ragione sta nella “congiuntura storica”.

”Il momento è favorevole”,

spiega Neymon. “Siamo in un clima di laicità pacificata con un presidente della Repubblica che ha dato più volte segnali concreti di apertura al dialogo con le religioni mettendosi in loro ascolto e riconoscendo il ruolo che esse giocano nella società”.

Cosa dirà la Chiesa al presidente Macron. “La Chiesa desidera mostrare al presidente della Repubblica e a tutte le persone che saranno presenti che ha a cuore la società, vuole partecipare alla vita del Paese, mettersi in dialogo con lo Stato e donare la sua visione di società, mettendosi dalla parte dei soggetti più fragili, nella convinzione che una società incapace di stare dalla parte dei più vulnerabili, che siano anziani o migranti, è disumanizzata. È pertanto

l’immagine di una Chiesa in uscita,

la Chiesa che ci ha indicato papa Francesco, che guarda alle periferie della povertà e a quelle esistenziali”.

Come si presenteranno i vescovi. “La Chiesa – prosegue Neyman – vuole anche dire che non è un’organizzazione che fa lobbying, né un gruppo di interesse, né tantomeno una corporazione identitaria, preoccupata a preservare uno status. Vogliamo dire alla Francia che la Chiesa non ha alcuna intenzione di difendere i cattolici ma vive e opera concretamente nella società prendendosi cura di tutti”. Questo ha come conseguenza la predisposizione a mettersi in dialogo.

“Come dice spesso Papa Francesco, solo con il dialogo e tramite il dialogo, possiamo donare con serenità e dolcezza la nostra verità, la nostra visione del mondo e la nostra fede. Essere in dialogo con chiunque desidera esserlo con noi, e quindi anche con lo Stato”.

Prospettive. “Non so se si tratta di una pagina nuova della nostra storia”, osserva il direttore della comunicazione. Certo è che se da alcune parti ancora ci sono resistenze, “c’è da parte della Chiesa e dello Stato una volontà chiara di apertura e dialogo. Una congiuntura che per noi è un’opportunità da cogliere, per mostrare che la Chiesa può essere protagonista attiva della società oggi. Il presidente ha risposto al nostro invito per ascoltarci. Siamo molto contenti. Prima ancora che politici, sono uomini e donne che hanno a cuore il bene comune. Si tratta ora di capire come convergere tutti per lavorare insieme a questo bene comune”.

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