Cosa resta della Settimana sociale? Parlano i delegati regionali

Da nord a sud, azioni diverse in base alle specificità dei territori, ma guidate dal fil rouge che ha unito i diversi momenti dalla manifestazione: una “conversione culturale” legata “alla riscoperta del senso del lavoro”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Da Cagliari portano via “un nuovo modo di dialogare con le istituzioni”, tra i loro bagagli conservano la volontà di “mettere in rete le ‘buone pratiche’ a livello regionale”. Conclusa la Settimana sociale, i direttori regionali degli Uffici per la pastorale sociale e del lavoro ricominciano il loro impegno sul territorio con nuove strategie e nuovi obiettivi. Da nord a sud, azioni diverse in base alle specificità dei territori, ma guidate dal fil rouge che ha unito i diversi momenti dalla manifestazione: una “conversione culturale” legata “alla riscoperta del senso del lavoro”.

Un nuovo dialogo con la politica. Un cambiamento di rotta nel dialogo con gli interlocutori di primo piano nelle regioni, come la politica e le istituzioni locali, è prioritario nel Lazio. “La Settimana sociale ci ha permesso di parlare del lavoro in maniera diversa rispetto a quanto sta facendo il mondo della politica”, ha affermato Claudio Gessi, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale laziale. Per questo motivo, più che parole nuove serve un metodo nuovo per confrontarsi. Ne è convinto anche il rappresentante del Triveneto, don Marco Cagol. “L’attenzione al lavoro, che arriva anche al livello delle politiche, è stato un punto di forza di questa esperienza, a Cagliari. Bisogna reimmettere nel dibattito e nelle scelte una serie di valori”. Con una diretta conseguenza: “Porre delle domande alle amministrazioni locali sui grandi investimenti. Portano un lavoro buono? Ogni scelta è rispettosa dell’ambiente e della qualità del lavoro che produce? Bisogna riattivare un dibattito pubblico su questi aspetti”.

L’esigenza di fare rete. “Porteremo e svilupperemo a livello regionale il metodo delle buone pratiche”. Secondo Andrea Bucelli, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale toscana, è una strategia vincente non solo a livello nazionale. “La raccolta delle buone pratiche ha consentito di far emergere realtà di rilievo in Toscana, per esempio, nel settore del credito, che meritano attenzione e possono essere sviluppate”. Per questo motivo, a livello regionale, si continuerà a sviluppare un aspetto che ha caratterizzato la Settimana sociale. “Vogliamo tenere insieme le buone pratiche, fare rete tra realtà di eccellenza, seguendo la dottrina cristiana”.

Attenzione per i giovani. Fermare l’emorragia dei ragazzi che lasciano le terre del sud per andare altrove è un’esigenza concreta nelle regioni meridionali. Per riuscirci in Campania si punta a “innescare l’attaccamento al territorio”. E a farlo con un’attenzione particolare alle periferie. Lo conferma don Rino Morra, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale campana. “Lì si riesce a lavorare a stretto contatto con i giovani con particolari bisogni”. Per loro l’ufficio regionale porta avanti un progetto che, dopo il momento di riflessione di Cagliari, avrà un nuovo impulso. “Stiamo lavorando a parchi culturali, cioè itinerari che riprendano sentieri di arte e cultura, a volte poco valorizzati. I ragazzi faranno da guida e promoter”. In Sicilia, invece, si vuole “accompagnarli nel percorso che conduce al lavoro”, grazie all’aiuto di alcune associazioni ecclesiali, creando “un ponte tra i gruppi giovanili e le aziende”.

Un sostegno per i più deboli. Detenuti e chi ha perso il lavoro sono al centro di due progetti in Lazio e Lombardia che, dopo la Settimana sociale, troveranno nuovo vigore. L’ufficio regionale del Lazio ha avviato una collaborazione con Confcooperative e Coldiretti, perché “vorremmo realizzare una cooperativa tra i detenuti del carcere di Paliano, che sono già al lavoro ma non hanno ancora a disposizione lo strumento della commercializzazione”. In Lombardia, si studia “un’azione concordata a livello regionale” da definire “dopo il confronto con i direttori delle altre diocesi” in favore di chi è rimasto disoccupato. “Vogliamo trovare forme concrete di accompagnamento e orientamento per chi ha perso il lavoro”, ha spiegato il direttore regionale dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro, don Walter Magnoni. Un’esperienza che trova origine, a Milano, nel progetto Siloe, che si occupa di aiutare le persone in percorsi di ricollocamento.

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