Famiglia. Il Forum lancia il #pattoXnatalità. De Palo: “Politica non perda più tempo. E’ in gioco il destino del Paese”

Presentato oggi a Roma dal Forum delle associazioni familiari un patto per la natalità con l'obiettivo di sollecitare la politica ad interventi in grado di invertire il calo demografico che sta portando il Paese al declino. Il tema della natalità e delle politiche familiari deve diventare "priorità assoluta all’interno dei vari programmi”. Urgente passare dalle misure di contrasto alla povertà ad una seria politica demografica e familiare a carattere universale.

Un patto per la natalità (#pattoXnatalità) per chiedere alla politica di accantonare “tutte le controversie ideologiche” e di fare fronte comune “affinché fare un figlio non sia più per gli italiani una delle prime cause di povertà”. Gianluigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari, presenta oggi 18 gennaio a Roma, presso la sala Nassirya del Senato, un “patto” che sottolinea l’urgenza di interventi decisi per invertire il calo demografico che sta portando l’Italia “verso un domani senza prospettive”. “Basta perdere tempo – avverte -: è in gioco il destino del Paese”, ma questi interventi “devono essere universali, coerenti e garantiti nella loro esistenza e durata, e non semplici aiuti occasionali”.

Sette i punti del documento che prende il via dall’allarme culle vuote lanciato dall’Istat: nel 2016 sono stati iscritti all’anagrafe 473.438 nuovi nati, oltre 12mila bambini in meno rispetto al 2015, e il saldo naturale (cioè la differenza tra nati e morti) segna nel 2016 il secondo maggior calo di sempre (-134 mila), è destinato verosimilmente a salire nel 2017 a meno 202 mila unità. Ma Giancarlo Blangiardo, docente di demografia all’università di Milano Bicocca, rincara la dose: “Se continueremo così tra meno di 30 anni saremo a meno 400 mila e nel 2060 avremo due milioni e mezzo di persone con più di 90 anni, in un Paese di 60 milioni di abitanti”. Per il demografo

è urgente intervenire passando dalla logica delle misure di contrasto alla povertà (aiuti solo ai nuclei indigenti) alla logica di una seria politica demografica e familiare a carattere universale.

Solo così si può invertire il trend. La fecondità italiana – spiega Alessandro Rosina, docente di demografia all’Università Cattolica di Milano – alla fine degli anni Settanta del secolo scorso è scesa sotto i 2 figli per donna (livello di equilibrio generazionale). Ora “è pari a 1,34” ma “il numero medio di figli desiderato non è invece mai sceso sotto i 2”. Il demografo, che è anche coordinatore scientifico del Rapporto Giovani promosso dall’Istituto Toniolo, spiega che “l’Italia, rispetto al resto d’Europa, si caratterizza per la peggiore combinazione tra bassa fecondità, bassa occupazione femminile e alto rischio di povertà infantile. L’evidenza empirica dimostra che avere una fecondità vicina ai 2 figli per donna e una occupazione femminile oltre il 60% sono obiettivi compatibili, a patto di investire adeguatamente in servizi di conciliazione”.

Per De Palo basta avere un figlio per rischiare di cadere in povertà. Conferma Rosina:

“L’incidenza della povertà assoluta dei nuclei con capofamiglia under 35 è pari a 10,4% contro il 3,9% dei nuclei con capofamiglia di età 65 e più. Per una coppia con 3 o più figli l’incidenza è 14,7%”.

E a parlare sono i dati di uno studio di Federconsumatori sul costo del mantenimento di un figlio fino alla maggiore età: “Ad una famiglia con reddito medio di 34 mila euro netti l’anno portare un figlio da 0 a 18 anni costa quasi 170 mila euro”.

Secondo il demografo è urgente “mettere in atto politiche efficaci di sostegno alle scelte di formazione delle famiglie” anche perché “la denatalità passata sta erodendo le potenziali madri di oggi (e del futuro): le donne arrivate alla fine della loro vita riproduttiva, ovvero attorno ai 50 anni, sono oltre mezzo milione, mentre le donne che stanno entrando nella fase di formazione della famiglia, ovvero attorno ai 25 anni, sono poco più di 300 mila (il 40% in meno)”.

“Il tema natalità deve diventare una priorità trasversale per tutti i partiti”,

insiste il presidente del Forum.

Serie e strutturali politiche economiche e fiscali a favore delle famiglie, sostegni concreti alla natalità, promozione di una cultura dell’accoglienza dei bambini, consolidamento del lavoro femminile con soluzioni di conciliazione lavoro – famiglia, servizi adeguati e a basso costo” le richieste del patto.

Di qui la sollecitazione a tutti i segretari, presidenti e portavoce dei partiti e delle liste in corsa per la prossima tornata elettorale, a

“considerare il tema della natalità e delle politiche familiari priorità assoluta all’interno dei vari programmi”.

La Conferenza sulla famiglia (28-29 settembre 2017) “è stato il primo passo di questo percorso. Non si può più perdere tempo, dobbiamo spingere sull’acceleratore”, conclude De Palo sottolineando che oggi ha preso il via “un’azione di stimolo alle istituzioni e alla società civile che durerà cinque anni”. Prossima tappa, annuncia, una seconda presentazione del patto, il 26 gennaio a Santa Maria in Aquiro, “con le donne dell’associazionismo, dei sindacati e del terzo settore”, mentre è in via di organizzazione un incontro con i direttori delle maggiori testate giornalistiche.

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