Genitori e figli su WhatsApp: come cambia la comunicazione in famiglia nell’era delle reti digitali

È quanto emerge dal rapporto del Centro internazionale studi sulla famiglia, che ha realizzato oltre 3mila rilevazioni sulle “relazioni familiari nell’era delle reti digitali”. I dati riflettono rapporti sempre più “ibridi”, in cui il contatto diretto tra le persone è integrato, a volte sostituito, da relazioni digitali e da interazioni a distanza. È cambiato così il modo di comunicare tra genitori e figli, grazie alla presenza della tecnologia

Le coppie giovani comunicano sempre più spesso con i loro figli attraverso Facebook o WhatsApp. Quelle anziane con figli grandi sono, invece, tagliate fuori da questa tipologia di comunicazione. È quanto emerge dal rapporto del Centro internazionale studi sulla famiglia, che ha realizzato oltre 3mila rilevazioni sulle “relazioni familiari nell’era delle reti digitali”. I dati riflettono rapporti sempre più “ibridi”, in cui il contatto diretto tra le persone è integrato, a volte sostituito, da relazioni digitali e da interazioni a distanza. È cambiato così il modo di comunicare tra genitori e figli, grazie alla presenza della tecnologia. Si è consolidata “una tendenza all’ibridazione delle relazioni sociali – si legge nel report – che riflette l’esposizione e la competenza nei confronti dei canali di comunicazione digitali, cioè aumenta progressivamente nelle generazioni più giovani”. Il giudizio del Cisf “non appare necessariamente negativo”. “Anzi, dai dati dell’indagine emerge che

l’ibridazione delle relazioni interpersonali con la rete sembra avere più effetti positivi che negativi

a riguardo di quasi tutti gli indicatori della coesione familiare e, in parte, anche rispetto alla partecipazione civica nella sfera pubblica”.

Quattro tipologie di famiglie. Profonde differenze separano le famiglie italiane, che è possibile raggruppare, secondo il rapporto, in quattro tipologie caratterizzate da differenti gradi di “ibridazione delle relazioni familiari”. Da una parte, i single o le coppie di giovani, molti conviventi non sposati, immersi nel mondo delle tecnologie digitali; dall’altra le “famiglie marginali e/o escluse”, cioè anziani soli o in coppia che usano poco o nulla le nuove tecnologie. Rappresentano rispettivamente il 34,2% del campione e il 28,6%. In mezzo, le “famiglie mature moderatamente in rete” (13,4%), quelle composte da adulti di età matura, con figli grandi, presenti nel web in maniera moderata, e le “famiglie più giovani decisamente in rete” (23,8%). Gli appartenenti a quest’ultimo gruppo hanno in media due figli, tutti minori di 18 anni, e una maggiore propensione, rispetto al precedente, all’utilizzo delle tecnologie di comunicazione digitale e maggiori contatti via web.

I legami nella famiglia “ibridata”. Dallo studio del Cisf emerge un nuovo modo di vivere in famiglia. “La famiglia ‘ibridata’ non è né buona né cattiva – si legge nel report -; propone tuttavia una forma diversa di relazionalità, che non sempre rafforza i legami tra i membri della famiglia. In effetti essere costantemente connessi non sempre significa ‘essere in relazione’”. Parole, però, che non suonano come una bocciatura.

“Non serve schierarsi nell’ennesimo scontro tra tradizionalisti e innovatori, o tra apocalittici e integrati, quanto piuttosto riconoscere le potenzialità, leggere le diverse traiettorie dei diversi gruppi sociali e delle diverse famiglie, e discernere con attenzione rischi e possibilità”.

L’uso delle tecnologie digitali in famiglia. Un valido supporto per coltivare le relazioni familiari soprattutto nei casi di lontananza dei membri della famiglia: le chat e i social network sono canali privilegiati di comunicazione quando un figlio si trova lontano da casa, per un certo periodo. Ciò viene segnalato dalla ricerca nel 60% dei casi presi in esame. Sono molto meno frequenti invece quelli in cui le tecnologie digitali vengono utilizzate quotidianamente per organizzare la vita familiare. Particolare attenzione viene dedicata dai genitori con figli non ancora maggiorenni alla disciplina dell’uso degli strumenti tecnologici. In questa circostanza, la percentuale di chi la adotta è superiore al 60% nelle rilevazioni effettuate. Più della metà (il 54,1%) parla con il figlio di ciò che quest’ultimo fa sul web. Il 53,2% ha disposto delle regole sui tempi di utilizzo. Il social network preferito dalle famiglie è WhatsApp, che ospita la maggior parte dei collegamenti familiari (l’82%), su Facebook invece se ne verificano poco più della metà. L’applicazione di messaggistica istantanea è, inoltre, il social in cui gli intervistati sono più presenti con un profilo attivo.

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