Richiedenti asilo: Centro Astalli, “il calo degli arrivi non è sempre una buona notizia”

Più difficoltà nell'accesso a qualche forma di protezione internazionale e standard di accoglienza ancora poco uniformi. 2 migranti su 100 che ancora muoiono in mare. 1 persona su 4 vittima di tortura a causa della prolungata permanenza nei centri libici. Troppe persone in strada o in edifici occupati che vivono in condizioni precarie o a rischio sgomberi. È la fotografia sintetica che emerge dal Rapporto annuale 2018 del Centro Astalli

“Il calo del numero di persone che arriva in Europa in cerca di protezione non è necessariamente una buona notizia” e aumentano “le difficoltà di accesso alla protezione per chi chiede asilo”: la sottolineatura arriva dal Centro Astalli, il servizio dei gesuiti per i rifugiati con sede a Roma, che presenta oggi il Rapporto annuale 2018, una fotografia aggiornata sulle condizioni dei richiedenti asilo e rifugiati che si rivolgono ai loro centri e servizi. Una constatazione che scaturisce dall’effetto delle misure governative introdotte nel 2017, tramite l’accordo con Libia, per ridurre il flusso degli arrivi, gli sbarchi e le morti nel Mediterraneo. Ma secondo il Centro Astalli la mortalità delle rotte è rimasta invariata: 2 migranti su 100 non ce l’hanno fatta, sia nel 2016, sia nel 2017.  E aumentano le vittime di torture e violenze psicologiche causate dalla prolungata permanenza nei centri libici. In più, “nonostante il calo degli arrivi registrato in Italia nel corso del 2017 – si legge nel rapporto – ossia 119.369 rispetto ai 181.436 dell’anno precedente, l’obiettivo di una sistema di accoglienza unico e con standard uniformi è ancora lontano”. Il Centro Astalli denuncia inoltre, “nonostante l’aumentata capienza del sistema di accoglienza nazionale”, la presenza di “un numero crescente di persone che restano escluse dal sistema di accoglienza e vivono in strada”. Il rapporto presenta quest’anno anche un inserto fotografico con opere di street art che stanno cambiando il volto di Roma e di altre città e raccontano di migranti, ponti e dialogo.

1 richiedente asilo su 4 vittima di violenze; il 40% sono vulnerabili. Che il calo degli arrivi non sia una buona notizia è chiaro dall’aumento delle persone traumatizzate che arrivano al Centro Astalli, in particolare al Centro SaMiFo che assiste vittime di violenza internazionale e tortura. “Il numero è cresciuto nel 2017” a causa delle misure introdotte nel 2017, che riportano i migranti al porto di partenza. Queste implicano “che i migranti siano trattenuti in Libia più a lungo e possano essere soggetti a detenzione in condizioni critiche”.

Un quarto delle persone che nel 2017 si sono rivolte allo sportello di ascolto socio-legale ha vissuto “significative esperienze di tortura e violenza intenzionale”.

Nei centri di accoglienza gestiti dal Centro Astalli le persone vulnerabili sono il 40% degli ospiti. Sono soprattutto donne, ma anche giovani uomini e bambini. Non è migliore la situazione ai confini dell’Europa (nelle isole greche, ad esempio) dove in seguito agli accordi con la Turchia che bloccano le partenze, “si continua a restare intrappolati in situazioni di limbo, senza speranza e, in alcuni casi, senza le condizioni minime di una vita dignitosa”.

Qualità degli standard di accoglienza: “né uniforme né soddisfacente”. I Centri di accoglienza straordinaria (Cas) restano oggi “la soluzione prevalente – evidenzia il rapporto -, mentre

la rete Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), sia pure in crescita, a luglio 2017 copriva poco meno del 15% dei circa 205.000 posti disponibili”.

Nonostante il tentativo di razionalizzare e aumentare il numero dei posti disponibili incentivando i comuni ad aderire alla rete Sprar, di fatto ” la situazione su molti territori non è in linea con quanto previsto” e il passaggio tra la prima e la seconda accoglienza avviene “con forte ritardo e per un numero limitato di persone, penalizzando la qualità dei percorsi di integrazione”.

foto SIR/Marco Calvarese

Sgomberi, persone in strada o in soluzioni abitative precarie. Le persone che abbandonano i centri o che hanno ricevuto un revoca delle misure d’accoglienza sono una grossa preoccupazione per il Centro Astalli.

Molti di loro finiscono in strada o in soluzioni abitative precarie, ed escono allo scoperto solo durante sgomberi eclatanti,

come quello dell’edificio occupato a Piazza Indipendenza a Roma lo scorso 24 agosto. Molti richiedenti asilo, denuncia il Centro Astalli, “restano tagliati fuori da ogni forma di accompagnamento e di supporto, materiale e legale. Non è il raro il caso in cui anche la procedura d’asilo risulta sospesa e compromessa, aggravando le loro condizioni di precarietà”. Una presenza marginale e nascosta che, a parte i rari momenti di visibilità mediatica, risulta “ignota non soltanto alle istituzioni ma anche agli enti di tutela”. A Roma l’inclusione dei richiedenti asilo e rifugiati è diventata ancora “più difficoltosa” a causa di una delibera comunale che impedisce ad enti come il Centro Astalli di rilasciare il proprio indirizzo come residenza anagrafica.

I numeri del Centro Astalli. Nel corso del 2017 i migranti che si sono rivolti alle associazioni e ai servizi del Centro Astalli sono stati 30.000, di cui 14.000 a Roma. 687 i volontari, di cui il 50% giovani (il 30% provenienti dall’estero), a dimostrazione di un impegno costante per la solidarietà e i diritti umani, nonostante le “allarmanti tendenze alla chiusura e alla xenofobia in Italia e in Europa”.  59.908 pasti sono stati distribuiti nelle mense e 1.089 persone sono state accolte nei centri d’accoglienza, di cui a Roma: 255 nei centri Sprar e 161 nelle comunità di ospitalità.  Gli studenti incontrati nell’ambito dei progetti “Finestre” e “Incontri” per prevenire discriminazione e pregiudizi sono stati 28.335, in 200 scuole. “L’integrazione dei rifugiati in Italia – conclude il rapporto – resta la sfida più urgente da affrontare insieme”.

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