Ramadan. Santa Sede e Cei ai musulmani: “Seminare segni di dialogo tra noi e con tutte le fedi”

La "rivalità interreligiosa" ha segnato negativamente l’immagine delle religioni e dei loro seguaci, alimentando "l’idea che esse non siano fonti di pace ma, piuttosto, di tensione e violenza”. Invece è "urgente continuare a seminare segni di dialogo tra noi e con tutte le fedi. Siamo convinti che sia questa la missione alla quale ci chiama il Dio Clemente e Misericordioso che tutti invochiamo”. È quanto si legge nei messaggi che Santa Sede e Cei hanno inviato ai musulmani in occasione dell'inizio del mese sacro del Ramadan.

Passare “dalla competizione e dallo scontro ad una cooperazione efficace per il bene comune”. Perché è “urgente continuare a seminare segni di dialogo tra noi e con tutte le fedi”. Un messaggio di pace e riconciliazione quello che il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e la Conferenza episcopale italiana hanno inviato quest’anno ai musulmani per il mese di Ramadan. Un messaggio sulla scia di quanto Papa Francesco ha detto all’udienza del mercoledì:

“Che questo tempo privilegiato di preghiera e di digiuno aiuti a camminare sulla vita di Dio che è la via della pace”.

L’eredità di Papa Paolo VI. È tradizione che la Chiesa cattolica rivolga ogni anno ai musulmani un messaggio di augurio, come segno di grande rispetto e di fraternità verso l’Islam. Era il 1967, quando per la prima volta e su iniziativa di Paolo VI, fu inviato un messaggio per questa occasione. Da allora ogni anno, il Pontificio Consiglio sceglie un tema diverso. Lo scorso anno il messaggio era centrato sull’Enciclica Laudato Si’ e quindi sulla “cura della casa comune”. L’anno prima – anno giubilare – la scelta cadde sul tema della misericordia. Quest’anno il Pontificio Consiglio fa del tema una proposta e rilancia: “Cristiani e musulmani: dalla competizione alla collaborazione”.

La religione? Troppo spesso strumentalizzata. “In passato – scrivono il cardinale Jean-Louis Tauran e monsignor Ángel Ayuso Guixot, rispettivamente presidente e segretario del Dicastero – le relazioni fra cristiani e musulmani sono state segnate troppo spesso da uno spirito di competizione”. Recriminazioni, tensioni. In alcuni casi anche violenti scontri, specialmente quando

“la religione è stata strumentalizzata, soprattutto a causa di interessi di parte e di moventi politici”.

In un mondo globalizzato e caratterizzato da crescenti tensioni, “tale rivalità interreligiosa ha segnato negativamente l’immagine delle religioni e dei loro seguaci, alimentando l’idea che esse non siano fonti di pace ma, piuttosto, di tensione e violenza”. Occorre, allora, “prevenire e superare queste conseguenze negative”. Come? Il messaggio lancia alcune piste di azione: riconoscere ciò che cristiani e musulmani hanno in comune; manifestare “rispetto” per “le legittime differenze”; passare “dalla competizione e dallo scontro a una cooperazione efficace per il bene comune” e “incoraggiare relazioni pacifiche e fraterne”. “In questa maniera daremo gloria all’Onnipotente e promuoveremo l’armonia nella società che è sempre più multietnica, multireligiosa e multiculturale”.

Il messaggio della Cei. Un messaggio fraterno rivolto alle “care amiche e cari amici appartenenti a tutte le associazioni e istituzioni islamiche in Italia”, è stato inviato anche dalla Conferenza episcopale italiana. A sottoscriverlo sono mons. Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, e don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo. In Italia la popolazione musulmana censita ufficialmente come tale si aggira attorno al milione e mezzo di persone. Nel tempo sono cresciute le occasioni di incontro, sia a livello locale che nazionale. Nel weekend del 1° maggio, per esempio, la Cei si è fatta promotrice di tre Giornate all’insegna del dialogo islamo-cristiano che ha riunito al Santuario di Collevalenza (Perugia) una cinquantina tra imam, rappresentanti di comunità e associazioni islamiche, esperti di dialogo, animatori di centri culturali.

L’augurio. Nel messaggio, mons. Spreafico e don Bettega sottolineano come queste occasioni di dialogo e incontro “costituiscono un bel patrimonio comune di collaborazione e di educazione alla convivenza, all’amicizia e alla pace; allo stesso tempo ci ricordano quanto sia urgente continuare a seminare segni di dialogo tra noi e con tutte le fedi. Siamo convinti che sia questa la missione alla quale ci chiama il Dio Clemente e Misericordioso che tutti invochiamo”. Da qui l’augurio finale: “Che questo mese di preghiera, di carità e di fraternità possa estendere i suoi frutti positivi a tutti Voi e a chiunque Vi incontra. Ramadan benedetto a ciascuno di Voi!”.

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