Settimana sociale: Nuvoli (“L’Ortobene”), “sta a tutti i cattolici fare in modo che sia un punto di partenza nel quotidiano”

“La sensazione della tre giorni cagliaritana è che l’appuntamento sia tornato alla sua funzione originaria fissando alcuni irrinunciabili paletti e dando voce alla Chiesa, all’intera Chiesa: anche in Sardegna ora sta a tutti i cattolici – consacrati e laici – fare in modo che sia un punto di partenza nel quotidiano”. È quanto scrive Sergio Nuvoli nell’editoriale pubblicato da “L’Ortobene”, il settimanale diocesano di Nuoro, dedicato alla 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani. “La vera Settimana sociale – scrive – dopo quattro giorni di confronti a Cagliari, è iniziata il 30 ottobre, quando i 1.100 delegati di tutt’Italia sono rientrati nelle loro case”. A Cagliari, anche grazie ad “alcune delle più fervide menti, non solo accademiche, che un tempo si sarebbero definite ‘di area’”, è stato prodotto “un patrimonio enorme di conoscenza che, se non messo in pratica, rischia di andare velocemente smarrito”. “Anche se la sensazione è quella di una visibilità inferiore alle attese e al passato – osserva Nuvoli – si tratta indubbiamente di un momento importante per la Chiesa italiana – laici e clero – e soprattutto da non sottovalutare”. “A Cagliari – prosegue – si è materializzata una sorta di presa di coscienza collettiva da parte dei cattolici. Anche dai tavoli tematici non sono emerse ricette miracolistiche o azzardate trovate precotte: si rientra con i compiti da svolgere a casa, prima di tutto per la Chiesa isolana”. “L’impegno da subito deve essere quello di ripartire, di dialogare con la società, di insistere sul metodo che questa edizione delle Settimane sociali ha insegnato”, aggiunge, rilevando che “è necessario confrontarsi, contaminarsi, condividere un pezzo di strada insieme per il bene della nostra società, anche con le sue fasce apparentemente più lontane”.

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