Giornata mondiale poveri: mons. Sorrentino (Assisi), “ricordarci di chi ha bisogno significa riflettere e prendere coscienza di ciò che ci circonda”

“Questa è una giornata per riflettere e per prendere coscienza. Una giornata che deve segnare tutte le altre nostre giornate”. Lo ha detto il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, mons. Domenico Sorrentino, durante la messa che ieri ha celebrato nella basilica di Santa Maria degli Angeli, in occasione della Giornata mondiale dei poveri. “Non un messaggio per gli altri. Nel disegno di Papa Francesco è una giornata che vuole mettere in moto la Chiesa di Dio, perché sia coerente con la sua fede. Il mondo che abbiamo davanti – ha sottolineato il vescovo – ci interroga fortemente. Se allarghiamo lo sguardo vediamo che ci sono un’infinità di esseri umani che sono nella sofferenza. La disoccupazione sembra stia aumentando, ci sono bambini che muoiono di fame”. “La povertà – ha proseguito – ha tanti volti: povertà economica, della solitudine, delle dipendenze, di una società che non ha più orientamento. Ricordarci dei poveri significa prendere coscienza di ciò che ci circonda”. Al termine della celebrazione eucaristica, sono state presentate, nella parrocchia di Santa Maria degli Angeli, le testimonianze raccolte da suor Elisa Carta, direttore della Caritas diocesana, come quella di Joy, una giovane mamma che aveva quattro figli e nel suo Paese era maltrattata dal suo compagno. “È venuta in Italia per disperazione. È scappata lasciando i figli con sua madre. Circa due mesi fa il figlio più piccolo è morto di fame. Joy ha ricevuto la fede del battesimo che l’ha aiutata in questa difficile prova”. Poi, le parole di Barbara, responsabile della casa “La Madonnina” di Santa Maria degli Angeli che attualmente ospita donne con bambini, un ragazzo del Kosovo per cure mediche, un ragazzino di 13 anni e altre donne che arrivano per il primo intervento. “Proviamo a vivere una vita familiare – ha detto – cercando di andare d’accordo come in una famiglia normale e ci stiamo riuscendo. Prendersi cura di questi ragazzi è un’esperienza faticosa, ma che arricchisce. Finito il tempo di permanenza presso la casa i rapporti con gli ospiti proseguono in quanto delle esperienze ci legano profondamente”.

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