Biotestamento: don Angelelli (Cei), “tutela i medici e le strutture sanitarie, ma non i malati”. Il problema di nutrizione e idratazione per le strutture cattoliche

La tutela della persona nella sua interezza, nel momento della malattia e, soprattutto, al termine della vita, dovrebbe essere al primo posto, per questo “non possiamo riconoscerci in una legge che tutela i medici sollevandoli da ogni responsabilità e le strutture sanitarie pubbliche, ma non i malati”. Boccia la legge approvata oggi al Senato sul cosiddetto biotestamento don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale di pastorale della salute della Cei, per il quale pur essendo “necessaria” una legge sul tema, il testo approvato presenta “lacune” e incontrerà “difficoltà nell’applicazione” perché “si possono già ipotizzare dei conflitti nell’interpretazione delle norme”. Tra i punti più insidiosi della nuova legge, per gli ospedali cattolici, l’articolo che considera idratazione e nutrizione un trattamento sanitario: “Le strutture di cura cattoliche, che hanno come riferimento il Magistero della Chiesa e, quindi, la difesa della vita, non daranno seguito alla richiesta di un paziente di sospendere l’idratazione e la nutrizione artificiali senza motivazioni cliniche. La limitazione della libertà di coscienza e di obiezione del medico è legittima dal punto di vista Costituzionale?”, si chiede don Angelelli, che propone di basare la relazione terapeutica di cura su tre elementi: “L’informazione corretta sulla patologia; la comunicazione chiara da parte del medico sulla situazione; la capacità empatica di accogliere il vissuto del malato per accompagnarlo nel cammino terapeutico”.

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