Azzardo e mafie: Cnca, “per i clan è un settore che permette di riciclare enormi quantità di denaro sporco e fare affari”

Le mafie investono in modo sempre più massiccio e capillare nel settore dell’azzardo, che permette di riciclare enormi quantità di denaro sporco, fare affari e rinforzare la propria presenza sui territori. È questo il dato più rilevante del dossier “Gioco sporco, sporco gioco. L’azzardo secondo le mafie”, promosso dal Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) e presentato oggi a Roma. Il dossier, realizzato da Filippo Torrigiani, consulente della Commissione parlamentare antimafia e del Cnca proprio su questi temi, presenta una fotografia dello stato attuale del rapporto tra criminalità organizzata e azzardo, a partire dai dati e dalle informazioni che si ricavano dalle principali inchieste giudiziarie condotte nel nostro Paese per combattere il riciclaggio e, più in generale, le diverse facce della presenza mafiosa nel settore.
Dati alla mano, il dossier smentisce un luogo comune, come spiega don Armando Zappolini, presidente del Cnca, nell’introduzione: “Mettere in un angolo, con la legalizzazione del gioco, tutto il circuito illegale”; infatti, “le mafie riescono facilmente a ‘fare sistema’ tenendo insieme legale e illegale. L’uno rinforza l’altro”. Insomma, spiega Torreggiani nel dossier, “la realtà incontrovertibile evidenzia come, a fronte di una maggiore offerta del ‘gioco legale’, sia più semplice per i clan malavitosi trarre profitti attraverso pratiche di usura, riciclaggio, estorsione, imposizione…”. Inoltre, indagini di Polizia e Magistratura hanno messo in evidenza che “negli ultimi tempi si registra un interesse prevalente, da parte delle associazioni criminali, per il gioco online e per il settore degli apparecchi da intrattenimento, le cosiddette ‘macchinette’”.

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