Azzardo e mafie: Cnca, un “mercato globale che non conosce crisi o decadenza”. A fine 2016 ha raggiunto “un valore di circa 470 miliardi di dollari”

“Il settore che attrae ancora con forza i giocatori era e rimane quello del gioco d’azzardo automatico: la spesa in New Slot e VLT rappresenta, infatti, ben oltre il 50% della raccolta”, ma “appare sempre più rilevante l’evoluzione che sta avendo il gioco online. Nel solo corso del 2015 si apprende, ad esempio, che i ‘Casinò On Line’ autorizzati dall’Agenzia dei monopoli e delle dogane (Adm) hanno chiuso in magnificenza l’esercizio in questione”. Lo sottolinea il dossier “Gioco sporco, sporco gioco. L’azzardo secondo le mafie”, promosso dal Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) e presentato oggi a Roma. Dai dati rilevati, “nell’anno la spesa netta dei giocatori è stata di 327,5 milioni di euro: ciò sta a significare un +31,2% rispetto ai 249,6 milioni impegnati nel 2014”. In particolare, “Lottomatica ha rivestito un ruolo di primo piano raggiungendo, nel 2015, una quota di mercato del 15%. Seguono a ruota Sisal, con una quota media di mercato del 9,7%, e William Hill con l’8,3%. La spiegazione che ne consegue appare riconducibile da un lato al miglioramento delle connessioni Internet, sia fisse che mobili, dall’altro a una maggiore attrazione esercitata nei confronti degli avventori per via di un più appetibile Pay Out (ritorno in vincite)”. D’altra parte, sottolinea il dossier, “la persistente e iniqua tassazione applicata ai vari giochi genera importanti discrepanze sia sugli introiti erariali, sia sulle vincite conseguite dai giocatori, e appare di conseguenza inevitabile riflettere ad ampio raggio sull’intero quadro che il gioco d’azzardo rappresenta. In Italia, come pure nel mondo”. Il settore azzardo, per mezzo di “un’ascesa incontenibile”, è giunto a rappresentare “un volume di affari impressionante”: “Secondo le ultime stime, il mercato globale del gioco d’azzardo, a fine 2016, si è attestato su un valore di circa 470 miliardi di dollari, corrispondente alle riserve finanziarie di alcune super potenze mondiali, come pure al fatturato di aziende globali il cui organico supera gli 80mila dipendenti”. Insomma, “siamo di fronte ad un mercato globale che non conosce crisi o decadenza”.

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