Migrazioni: Ismu, 200mila nuovi cittadini nel 2016, 4 su 10 sono bambini

Aumentano in Italia le acquisizioni di cittadinanza: nel corso del 2016 si contano ben 202mila nuovi italiani (in 4 casi su 10 si tratta di minori). Lo rivela il XXIII Rapporto sulle migrazioni 2017 elaborato dalla Fondazione Ismu e presentato oggi a Milano. Secondo l’Ismu l’Italia è al primo posto in Europa per numero di acquisizioni di cittadinanza, seguita dal Regno Unito, Spagna, Francia e Germania. “Il forte aumento del numero di nuove cittadinanze continuerà a verificarsi anche nei prossimi anni”, sottolinea l’Ismu, prevedendo che “pur senza modifiche nell’attuale impianto normativo” nel triennio 2017-2019 ci saranno 620.000 nuove acquisizioni di cittadinanza e che nel decennio 2017-2026 i neocittadini saranno poco più di 2 milioni. “Di fatto – precisa l’Ismu – se nei prossimi dieci anni la popolazione straniera non raggiungerà i sei milioni di presenze ciò sarà dovuto alle acquisizioni di cittadinanza che faranno da calmiere della crescita”. Rimangono invece stabili gli alunni stranieri presenti nel sistema scolastico italiano: nell’anno 2015/2016 gli studenti non italiani sono 814.851 (solo 643 in più rispetto all’anno scolastico precedente) e rappresentano il 9,2% del totale della popolazione scolastica. La Lombardia, con 204mila presenze è la regione con il più alto numero di alunni stranieri, seguita da Emilia Romagna, Veneto, Lazio e Piemonte. I ragazzi stranieri scelgono soprattutto gli istituti tecnici (37,1% nel 2015) e professionali (35,9%) ma aumenta la loro presenza nei licei (27%). Tra gli stranieri i Neet (giovani che non lavorano né studiano) sono almeno il 10% tra i 15  i 17 anni. Sul fronte della democrazia, evidenzia l’Ismu, “è innegabile che l’immigrazione ha un ruolo importante nel sostegno della natalità e nel ringiovanimento di una popolazione sempre più vecchia”: i 69mila nati stranieri nel 2016 sono il 14% del totale delle nascite ma i picchi di natalità si ridurranno nel tempo anche per gli stranieri, come pure il divario tra l’età media di italiani e stranieri.

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