Terremoto in Centro Italia: mons. Pompili (Rieti), “la comunicazione ha tenuto desta l’attenzione per molti mesi”

“La copertina della Domenica del Corriere del gennaio 1915 ritrae in un drammatico acquerello il Re che assiste al passaggio dei feriti tolti tra le rovine di Avezzano. Ben altra è stata la comunicazione che si è attivata dopo le 3.36 del 24 agosto 2016. I social ormai diffusi su larga scala hanno velocemente fatto comprendere l’entità del terremoto e quel che ne è seguito in termini di velocità dei soccorsi è stato anche il valore aggiunto della Rete”. Lo ha detto mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, intervenendo all’evento formativo organizzato da Telpress di Rieti e Ferpi, nella sede del palazzo vescovile, sul tema disastri naturali e comunicazione responsabile. Nel corso della giornata sono intervenuti esperti del settore per analizzare un nuovo approccio multidisciplinare all’informazione legata alle calamità. “La comunicazione ha indubbiamente avuto il merito di tenere desta l’attenzione per lunghi mesi. E ha accompagnato le diverse fasi dell’emergenza”, ha proseguito mons. Pompili, che sin dai primi istanti del 24 agosto ha sempre seguito passo dopo passo la comunità colpita dal terremoto. Nel corso della giornata formativa il vescovo ha rimarcato tre aspetti sulle possibili derive da fronteggiare sull’argomento: “una comunicazione doloristica” che nel caso del sisma “ha avuto una breve durata”, “una comunicazione allarmistica che ha avuto un lungo decorso a seguito dell’interminabile sciame sismico” e “una comunicazione politica che poco spazio lascia ai diversi attori sociali che fanno la ricostruzione”.

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