Colombia: vescovi, sette criteri guida in vista delle elezioni parlamentari e presidenziali

Sconfiggere l’indifferenza e partecipare al processo elettorale; uno stop alla corruzione e rafforzare con il voto comportamenti etici; esigere campagne elettorali trasparenti e che favoriscano l’unità; analizzare con attenzione i programmi e le proposte dei candidati; pensare ai bisogni più urgenti del Paese; eleggere coloro che abbiano a cuore la realtà dei colombiani; assicurare il Paese attorno a valori fondamentali. Sono i sette criteri guida presentati ieri in una conferenza stampa dalla Conferenza episcopale colombiana (Cec), in vista del doppio appuntamento elettorale di marzo (elezioni parlamentari) e di maggio e giugno (elezioni presidenziali ed eventuale ballottaggio). Erano presenti il presidente della Cec, mons. Oscar Urbina Ortega, il segretario generale, mons. Elkin Fernando Álvarez Botero, e il direttore del segretariato di Pastorale sociale, mons. Héctor Fabio Henao Gaviria Le elezioni del prossimo anno, si legge nel messaggio, sono un’opportunità “per fare tutti insieme un nuovo passo verso la costruzione di un Paese che sia patria e casa per tutti”. La Colombia ha infatti bisogno della partecipazione di tutti “per aprirsi al mondo con speranza”. I vescovi ammoniscono che “deve cessare l’alto astensionismo che ha caratterizzano storicamente le nostre elezioni”. E ricordano che è “immorale e illegale comprare e vendere voti per denaro, regali o incarichi, poiché tale pratica non solo mina il processo democratico stesso, ma anche perché essa attenta alla dignità della persona e allo sviluppo integrale di tutti”. Dalla Chiesa colombiana arriva poi la richiesta di non generare “ulteriore polarizzazione”, e che durante la campagna elettorale vengano promossi “il rispetto, il dialogo, la creatività politica di cui necessita il Paese in questo momento. Pensiamo al bene comune; superiamo litigi, insulti, fanatismi, bugie e mancanze di rispetto che provocano più divisione e violenza”. Inoltre, arriva l’invito a privilegiare quei candidati che promuovono “soluzioni di fondo” rispetto a “proposte populiste”, coloro che affrontano situazioni di ingiustizia e che privilegiano l’attenzione ai poveri e agli emarginati.

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