Dialogo interculturale: forum a Zagabria. Padre Poquillon (Comece), “riscoprire la nostra identità e riconoscere le differenze”

Padre Poquillon, segretario generale Comece (foto HINA/ Daniel KASAP/ dk)

(da Zagabria) “La storia è un fiume con tanti affluenti”: ha utilizzato questa immagine Gordan Jandrokovic, presidente del parlamento della Croazia, per parlare di pluralismo culturale e religioso al forum in corso a Zagabria. “In Europa si temono le migrazioni per paura di una progressiva islamizzazione – ha aggiunto –, ma il vero problema è che abbiamo sottovalutato la presenza e il valore delle religioni nelle nostre società”. E “la Croazia dimostra che la piena integrazione della comunità musulmana è possibile”. Per Vito Bonsignore, esponente del Ppe, “il dialogo tra le religioni è un punto essenziale anche per contrastare le tendenze laiciste in atto nella nostra Europa e il vuoto di ideologie”. Mons. Tadeusz Pieronek ha portato a Zagabria l’esperienza quasi ventennale dei dialogo su religione e stato democratico che si svolge ogni anno a Cracovia. Oltre alle relazioni in calendario, l’incontro in corso a Zagabria prevede momenti di dibattito nei quali vengono sottolineati altri temi come il ruolo dei social media nel dialogo interculturale, la “radicalizzazione”, la necessità di coinvolgere i giovani nel confronto su fede su fede e società (scuole, università).
Padre Olivier Poquillon, segretario generale Comece, è intervenuto affermando che “il dialogo interreligioso è compito dei religiosi, non dei politici, che invece sono chiamati a creare un clima favorevole al dialogo stesso”. Da qui il doveroso impegno delle religioni a “raccogliere la sfida dell’integrazione”, in un contesto in cui le migrazioni e lo sviluppo in Europa di altre fedi, a partire dall’islam, pongono interrogativi inediti. “Ma si può dialogare solo se sappiamo chi siamo, riscoprendo la nostra identità” e “riconoscendo le differenze”. Inoltre una osservazione sul tema della laicità, “che non è espellere la religione dalla sfera pubblica, ma piuttosto assegnarle il suo spazio, che è il spazio di Dio” nella vita dei credenti, chiamati poi a testimoniare la loro fede.

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