Diocesi: mons. Moraglia (Venezia) a nuovi diaconi, “l’obbedienza del discepolo si radica nell’amore. Abbiate sempre il grembiule di chi serve”

“L’obbedienza del discepolo non è quella del militare: Dio chiede che il nostro ‘sì’ provenga da un cuore ben disposto”. Così il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, nell’omelia della Messa solenne nella vigilia dell’Immacolata Concezione di Maria e per l’ordinazione diaconale di due studenti del Seminario patriarcale, in corso nella basilica cattedrale di San Marco. Rivolgendosi a Francesco Andrighetti e a Steven Ruzza, Moraglia spiega che “un cuore ben disposto non significa che un’obbedienza non costi o che, talvolta, non costituisca un sacrificio”. Un “sì” espresso “con un volto triste, in maniera brusca o, addirittura, in modo imbronciato dice che non siamo ancora entrati in un vero discepolato”, mentre il “sì” lieto e cordiale “del discepolo, anche nelle avversità, costruisce la sua persona e la comunità”. L’obbedienza, il monito del patriarca, “si radica nell’amore, altrimenti è l’obbedienza della caserma e non del discepolo. E, allora, tutta la Chiesa è beneficata dal ‘sì’ del discepolo che la edifica nell’amore perché tutto diventi più umano e cristiano. Che tristezza, per un discepolo, mancare di tale umanità!”. “Il vostro ‘sì’ di diaconi – cioè di servitori – sia innanzitutto a gloria di Dio e per i poveri, che sono incontro reale con Gesù – l’esortazione di Moraglia -. Insieme alla stola abbiate sempre con voi il grembiule della lavanda dei piedi, il grembiule di chi serve, un grembiule non ostentato per ricerca di facile popolarità ma indossato per profonde motivazioni di fede”.

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