Testamento biologico: card. Betori (Firenze), “serve maggiore riflessione”

“Devo osservare che alcune parole dette dal Santo Padre anche recentemente sui temi connessi al fine vita vengono utilizzate, anche nel mondo ecclesiastico, come argomenti a favore dell’approvazione del disegno di legge sul cosiddetto testamento biologico, attualmente in discussione al Senato della Repubblica, dopo essere stato approvato dalla Camera dei deputati”. Lo ha affermato questo pomeriggio il card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze e presidente della Conferenza episcopale toscana, interpellato dai giornalisti sull’argomento a margine della benedizione di un presepe nella basilica di Santo Spirito. La dichiarazione è disponibile anche in un video, sul sito www.toscanaoggi.it.

“In realtà – ha proseguito Betori – il pronunciamento di Papa Francesco non si riferiva al contesto legislativo italiano e, sia nel contenuto sia nella formulazione, non ha fatto altro che ripetere quello che è il costante insegnamento della Chiesa al riguardo, formulata fin dai tempi del Papa Pio XII. Una dottrina stabile che ribadisce il no deciso all’eutanasia, sia attiva sia passiva, e parimenti il rifiuto dell’accanimento terapeutico, come pure peraltro dell’abbandono terapeutico. Su questo fronte va promossa ogni forma di assistenza e di sostegno al malato e alla sua famiglia, anche incoraggiando le cure palliative che possono accompagnare”.
L’arcivescovo di Firenze ha parlato anche delle “comprensibili e nelle loro istanze di fondo condivisibili richieste che in questi giorni ha avanzato anche Michele Gesualdi”.  Istanze, ha aggiunto, che “non sono personalmente convinto trovino riscontro adeguato in questo disegno di legge. Ho avuto modo di dirlo personalmente allo stesso Michele Gesualdi, in un colloquio telefonico che ho avuto con lui, in cui gli ho manifestato la mia vicinanza sia alla sua situazione sia alle sue istanze che sono, ripeto, condivisibili”.”La legge in discussione però – si è chiesto Betori – risponde a queste istanze? Qualche dubbio ce l’ho”. Si tratta, secondo l’arcivescovo di Firenze, di un disegno di legge “che in alcuni punti appare assai problematico”. In particolare, ha proseguito, “appare dubbio che l’impianto legislativo possa garantire il rispetto delle volontà esplicite e inequivocabili della persona, e allo stesso tempo salvaguardare un principio fondamentale quale l’alleanza terapeutica valorizzando anche la valutazione in scienza e coscienza del medico, secondo un principio base della professione medica. Ugualmente non sembra garantita la libertà di obiezione di coscienza degli operatori e delle strutture sanitarie”. “Se si ritiene che sia necessaria una legge a regolamentare tale materia”, conclude il porporato, “in ogni caso si chiederebbe maggiore riflessione e circospezione, anche per evitare di aprire varchi per cui potrebbero essere introdotti nella nostra società eutanasia e suicidio assistito, magari con qualche sentenza di cosiddetta giurisprudenza creativa”.

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