Giornata migrante e rifugiato: Gazzi (Assistenti sociali), “ulteriore momento di riflessione su questo fenomeno globale”

“La Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si celebra domenica in tutte le diocesi italiane sia un ulteriore momento di riflessione sul fenomeno delle migrazioni e sulle iniziative in difesa dell’accoglienza dei migranti e dei profughi”. Questo l’auspicio di Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio nazionale degli assistenti sociali, espresso in una nota. “Credo anche – sottolinea – sia utile avere sempre ben presente la dimensione del fenomeno a livello globale recentemente ricordata dalla Fondazione Migrantes: nel mondo, attualmente, sono circa un miliardo le persone in movimento – quasi un essere umano su sette – se si contano i 700 milioni di migranti interni, i 250 milioni di migranti esteri e gli oltre 68 milioni di migranti forzati a causa di guerre, persecuzioni, disastri ambientali”. “Numeri che impongono si affronti questo problema non in una visione locale quanto piuttosto tentando di individuare approcci e soluzioni davvero a livello planetario”, commenta Gazzi. “Credo anche che quanti hanno a cuore questi temi – aggiunge – non possano non condividere l’invito a non girarci dall’altra parte anche perché nessuno ha a portata di mano ricette risolutive”. Gazzi ricorda poi che in Italia “non siamo in presenza di ‘invasioni’ come viene raccontato”, ma “da qualche anno il numero degli immigrati è sostanzialmente stabile e si aggira attorno ai 5 milioni”. Per Gazzi, “questa Giornata può anche essere spunto per ricordare il ruolo insostituibile svolto da comunità locali, assistenti sociali e da tutti i diversi professionisti coinvolti in questo fenomeno nelle sue varie fasi: dallo sbarco, alla protezione, all’accompagnamento e alla costruzione di percorsi di integrazione e convivenza”. “È evidente come la gestione delle problematiche riguardanti le migrazioni – conclude – rappresenti un significativo banco di prova del grado di civiltà delle società che accolgono uomini e donne spesso disperati e in fuga da condizioni miserevoli”.

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