50° Terremoto nel Belìce: mons. Mogavero (Mazara del Vallo), “paesi invecchiati e scarse possibilità di inserimento produttivo nel territorio”

“Oggi i paesi si trovano a essere estremamente invecchiati con scarse prospettive, perché chi rimane solo in casi isolati riesce a trovare sbocchi di sviluppo, di lavoro, di inserimento produttivo nel territorio”. Lo ha detto al Sir il vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, che guida la diocesi più colpita, cinquant’anni fa, dal sisma che devastò la Valle del Belìce. Ricordando le conseguenze del terremoto, il presule descrive una situazione in cui “il tessuto umano della Valle è stato devastato più del territorio e delle abitazioni”, in seguito a “una massiccia emigrazione”. Dall’altra parte, gli errori compiuti durante la ricostruzione. “Si è ricostruito il tessuto urbanistico, ma non si sono poste le premesse perché la Valle potesse tornare a vivere con le sue risorse, cioè agricoltura, artigianato e anche turismo. Inoltre, la ricostruzione dei paesi è avvenuta in maniera difforme rispetto ai nostri moduli – ha spiegato mons. Mogavero -. In alcuni casi, è difficile individuare un centro verso cui si converge. Sono state costruite strutture urbanistiche che non favoriscono la vita in strada o in piazza”. A segnare la storia della Valle del Belìce anche gli sprechi. “Ci sono stati perché tutto è stato concepito al di fuori della Valle. La regia non è stata locale, ma nazionale. Con tutte le lentezze che possono derivare dal fatto che ogni passaggio doveva essere approvato ed eseguito dalle autorità nazionali, senza alcun contatto diretto con la realtà locale”.

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