Russia: verso le presidenziali. Perissich (Iai), “un dilemma per l’Europa e l’Occidente”

“C’è nella storia russa una caratteristica che dura ormai da qualche secolo: l’irresistibile pulsione di avere ambizioni e obiettivi spropositati rispetto alle proprie forze, con risultati sistematicamente negativi. È un atteggiamento che riscontriamo nella storia di molti Paesi, ma che per la Russia sembra essere una costante”. Parte da una osservazione di carattere storico il contributo sulle prossime elezioni presidenziali del 18 marzo in Russia di Riccardo Perissich, già direttore generale alla Commissione europea, autore del volume “L’Unione europea: una storia non ufficiale”. “Ora Vladimir Putin – che si prepara alla quarta riconferma al Cremlino – sta lanciando il suo Paese in una nuova avventura”, sostiene l’esperto, “il cui scopo sembra essere ancora una volta di approfittare delle debolezze e delle apparenti divisioni dell’Europa e dell’Occidente per riconquistare un ruolo di grande potenza”. “I fatti sono sotto gli occhi di tutti: violazione flagrante del diritto internazionale in Ucraina, continue provocazioni ai confini della Nato, intervento spericolato in Siria e ora nel Mediterraneo, plateale interferenza nei meccanismi politici dei nostri Paesi”.
“Cosa spinge Putin, peraltro statista abile e accorto, verso un simile avventurismo? In primo luogo – argomenta Perissich – la sicurezza ereditata dalla storia che il Paese per la sua stessa mole geografica è di fatto non conquistabile da un esercito straniero”. “E poi la sua indubbia potenza militare, accompagnata da un’indiscussa capacità diplomatica. Il fatto di poter contare sul nazionalismo di un popolo avvezzo ai più duri sacrifici. Infine, la recente disponibilità di grandi risorse energetiche”. Putin “vive però in uno stato di ebbrezza che gli fa dimenticare fattori strutturali ben più importanti. La Russia ha dimostrato di non sapere uscire da un sistema politico autocratico che al contrario di quello cinese è incapace di modernizzare e sviluppare l’economia. Il Paese ha oggi un Pil di poco inferiore a quello italiano, con una crescita asfittica”. L’analisi precisa poi gli “errori” commessi dagli Stati europei e la necessità di tenere aperto un dialogo con Mosca.

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