Ecumenismo: due anni fa incontro Papa Francesco e Patriarca Kirill a Cuba. Dalla Chiesa cattolica oltre 500 milioni di dollari per la crisi umanitaria in Siria

Oltre 500 milioni di dollari sono stati messi a disposizione dal 2015 al 2017 dalla Chiesa cattolica per far fronte alla crisi umanitaria in Siria. “La solidarietà cristiana – ha spiegato il card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani – si è fatta concreta attraverso il Pontificio Consiglio ‘Cor Unum’ (oggi Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale) e attraverso diverse altre realtà e organizzazioni della Chiesa cattolica. Nel 2015 sono stati messi a disposizione 150 milioni di dollari con i quali è stato possibile aiutare 4 milioni di persone. Nel 2016 l’importo è stato aumentato di un terzo e nel 2017 la Chiesa cattolica ha donato 200 milioni di dollari, con i quali sono stati aiutati 4,6 milioni di persone. Oggi, nella speranza di superare la crisi, gli aiuti non vengono più destinati unicamente ad interventi di emergenza, ma intendono rivolgersi anche a progetti di più ampio respiro, così da dare risposta alle necessità dei profughi e di quanti vivono nei Paesi che li accolgono, soprattutto sul fronte dell’educazione”. Intervenendo alla conferenza internazionale, organizzata lunedì a Vienna in occasione del secondo anniversario dell’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill, il card. Koch ha ricordato che “le realtà cattoliche, nella distribuzione degli aiuti non hanno mai fatto distinzione tra etnie o religioni, ma hanno sempre avuto come priorità quella di aiutare i più fragili e i più bisognosi”. Koch ha evidenziato anche l’impegno della Fondazione pontificia “Kirche in Not”, che dal 2001 al 2017 nel solo Iraq ha portato aiuti per 35,7 milioni di euro. “Nel 2017 la fondazione ha donato aiuti per 9,4 milioni di euro in Iraq e 5,7 milioni di euro in Siria. Questi fondi – ha aggiunto – sono stati impiegati per far fronte all’emergenza umanitaria, ma sono serviti anche per progetti educativi, pastorali e per finanziare progetti di ricostruzione”. Ed è la ricostruzione, oggi, una delle priorità in agenda. “La ricostruzione di case, paesi e città – ha detto Koch – è la condizione fondamentale per permettere ai profughi cristiani di far ritorno nelle loro terre. Ma devono essere ricostruite anche le tante chiese e i tanti centri pastorali distrutti durante la guerra. E questo non solo perché sono una parte della cultura e dell’eredità spirituale della regione, ma soprattutto come segno di speranza e di incoraggiamento per i cristiani, che hanno abitato queste terre fin dall’inizio del cristianesimo”.

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