Papa Francesco: udienza, “tutto è possibile a colui che crede”. “Pretese mondane e richieste autoreferenziali non decollano verso il cielo”

“Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto”. Nella parte finale della catechesi dell’udienza di oggi, il Papa ha commentato questo versetto del Vangelo di Giovanni. “Ma noi non crediamo in questo, perché abbiamo poca fede”, ha detto a braccio: “Ma se noi avessimo fede, dice Gesù, come un grano di senape, avremmo ricevuto tutto. Chiedete quello che volete e vi sarà fatto”. “Il momento della preghiera universale, dopo il Credo – ha sottolineato Francesco ancora una volta fuori testo – è il momento in cui chiedere le cose più forti, quelle di cui abbiamo più bisogno. ‘Vi sarà fatto’, in quello o quell’altro modo: tutto è possibile a colui che crede, ha detto il Signore”. “Credo, Signore, aiuta la mia poca fede”, la risposta presente nei Vangeli: “Anche noi possiamo dire: ‘Signore, io credo, ma aiuta la mia poca fede’”, il consiglio del Papa: “E le preghiere le dobbiamo fare con questo spirito di fede”. “Le pretese di logiche mondane, invece, non decollano verso il cielo, così come restano inascoltate le richieste autoreferenziali”, ha ammonito Francesco: “Le intenzioni per cui si invita il popolo fedele a pregare devono dar voce a bisogni concreti della comunità ecclesiale e del mondo, evitando di ricorrere a formule convenzionali e miopi. La preghiera universale, che conclude la liturgia della Parola, ci esorta a fare nostro lo sguardo di Dio, che si prende cura di tutti i suoi figli”.

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