Cinque anni con Papa Francesco: don Colmegna (Casa della carità), “nostro operare rivitalizzato dai suoi messaggi”

“Questi cinque anni con Francesco hanno fatto sentire me, e con me tutti quelli che animano la Casa della carità, ancora più vicini al card. Martini che ci ha insegnato il senso profondo di questa Casa: un’esperienza di Chiesa e di fede che non è arroccata su stessa, ma sta sul confine, è spinta all’esterno, circola, contagia e interroga credenti e non credenti”. Lo afferma don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della carità, nel quinto anniversario dell’elezione di Papa Francesco. “È stata per me una grande commozione vedere in questi cinque anni quanto il mandato lasciatoci da Martini e il nostro stesso operare siano stati rivitalizzati dai messaggi di questo Papa”. Don Colmegna evidenzia come “scegliendo ‘misericordia’ come parola chiave del suo pontificato, Bergoglio ci ha insegnato a rimettere al centro del nostro agire quotidiano i sentimenti umani”. “In un tempo come questo, così drammaticamente segnato da linguaggi rancorosi e da segni di chiusura, di diffidenza e di paura dell’altro – aggiunge il sacerdote -, ci incoraggia continuamente a metterci in ascolto di chi è diverso, di chi è lasciato ai margini da quella che ha definito ‘cultura dello scarto’, ad andare verso i poveri, ad essere ‘Chiesa povera per i poveri’, a farci ospedale da campo che cura le ferite”. Un grazie, infine, da don Colmegna viene espresso a Papa Francesco per l’espressione “Chiesa in uscita”. “Per me, per noi tutti di Casa della carità – conclude -, non è uno slogan ma una sollecitazione forte a essere non una mera opera gestionale, è uno stimolo importante a produrre cultura e spiritualità partendo dalla nostra quotidiana vicinanza con i poveri e con chiunque abbia bisogno di aiuto”.

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