Italia-Ue: Salvini (Lega) a Strasburgo, “siamo i ricostruttori del sogno europeo”. Revisione dei trattati “ma non usciamo dall’euro”

(Strasburgo) “Noi siamo i ricostruttori del vero sogno europeo. I distruttori sono quelli che siedono nella Commissione Ue”. Matteo Salvini, leader della Lega ed eurodeputato uscente, essendo stato eletto al Parlamento italiano, porta la sua visione dell’Europa e dell’Italia nella sala stampa di Strasburgo. Sostenuto da una inconsueta claque, espone alcune linee del suo programma di governo in Italia, anche in relazione al contesto comunitario. Parla di “revisione dei Trattati Ue” e di euro, che “era ed è una moneta sbagliata”; “vogliamo cambiare le regole della nostra permanenza nell’Unione europea – dichiara – ma un’uscita dall’euro, solitaria e improvvisa, non è auspicata. Vogliamo semmai ridiscutere le regole monetarie”. Dopo aver accusato una parte della stampa di essere al servizio di un’Europa “che prevede numeri, non uomini e donne”, Salvini ha promesso l’abolizione della legge Fornero, la “pace fiscale” con “un’aliquota fiscale al 15%”, “meno sbarchi e più espulsioni” per quanto riguarda l’immigrazione. Quindi “la riforma della scuola e della giustizia”, la predisposizione della manovra economica da presentare a Bruxelles, il sostegno alle piccole e medie imprese. “Riporteremo un po’ di normalità nell’Unione” contro “la politica di suicidio e di follia dell’Ue”, anche perché il voto italiano del 4 marzo “ha detto che il re è nudo” e la conferma arriverà dal voto per l’Europarlamento, nel maggio 2019. Per il leader leghista l’Ue “ha rubato ai cittadini il diritto alla speranza”.
Sulle regole di Maastricht: “Sono regole scritte a tavolino e noi rispetteremo il 3%” – rapporto deficit/Pil – “se saremo in grado di farlo, non lo faremo se dovremo licenziare o imporre inutili sacrifici agli italiani”. Sui temi di politica estera, infine, Salvini parla di riavvicinamento alla Russia. Al suo fianco, in conferenza stampa, esponenti di partiti sovranisti di Austria, Francia e Paesi Bassi. Marcel de Graaff, olandese del Partito della libertà, paragona il processo di integrazione europea alla costruzione “di uno Stato sovietico”, guidata da “forze oscure”, con “l’abolizione delle identità nazionali” e “della libertà di parola” e “l’importazione di milioni di migranti”, auspicando invece – dopo il successo della Lega in Italia – “la vittoria della civilizzazione e della moralità”.

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