Migranti: Msf, a Torino un progetto pilota per l’assistenza sanitaria che coinvolge circa mille persone

Un’esperienza positiva di integrazione sociale e accesso alle cure per garantire a rifugiati e migranti, che vivono a Torino in condizioni di marginalità nelle palazzine dell’Ex Moi (dove erano i mercati generali della città), un accesso adeguato al servizio sanitario nazionale. È il progetto pilota avviato da Medici senza frontiere (Msf) in collaborazione con la Asl Città di Torino presentato oggi. Il progetto comprende uno sportello di orientamento socio-sanitario, attivo dalla fine del 2016, attraverso il quale i volontari Msf spiegano alle persone come registrarsi al Servizio sanitario nazionale (Ssn), farsi assegnare un medico o ricevere una vaccinazione, accompagnandole se necessario. Da marzo 2018 a tutto questo si è aggiunta la presenza di due mediatori culturali, scelti e formati tra gli stessi abitanti dell’Ex Moi.  “Sono più di mille i rifugiati e migranti che oggi vivono nelle palazzine dell’Ex Moi. Per legge hanno tutti diritto all’assistenza sanitaria, ma in pochi riescono a esercitare il loro diritto alla cura perché la maggior parte non sa come accedervi soprattutto a causa di barriere linguistiche e culturali”, ha spiegato Valentina Reale, capo progetto di Msf a Torino.  L’iniziativa è uno dei rari esempi in Italia in cui una Asl è attiva per favorire l’accesso alle cure di migranti e rifugiati che vivono in un insediamento informale. Dalla fine del 2016, i volontari di Msf hanno assistito circa 260 persone residenti all’Ex Moi, tra cui 30 donne e 9 minori. Più del 70% non era ancora registrato al Ssn e solo il 17% aveva un medico di base, prima del contatto con Msf. In 222 casi i volontari hanno accompagnato le persone lungo tutto l’iter per l’iscrizione al Ssn. Al di là dello sportello poi, i volontari sono presenti anche nei principali luoghi di aggregazione dell’Ex Moi e fanno attività di porta a porta tra gli alloggi per dare informazioni amministrative o su temi sanitari specifici, come la salute della donna e del bambino. Dall’inizio delle attività presso lo sportello della Asl, i mediatori culturali di Msf hanno assistito 62 persone, tra cui 12 donne. L’iniziativa di Torino è nata nell’ambito delle attività di monitoraggio condotte da Msf negli ultimi due anni sugli insediamenti informali in cui migranti, rifugiati e richiedenti asilo sono costretti a vivere, in condizioni di marginalità e vulnerabilità, sull’intero territorio nazionale. L’Ex Moi è infatti uno dei circa 50 insediamenti informali descritti nel rapporto “Fuori Campo: Insediamenti informali, marginalità sociale, ostacoli all’accesso alle cure e ai beni essenziali per migranti e rifugiati”, presentato oggi anche a Torino.

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