Politica: Olivetti (costituzionalista), “da trattative Lega-M5S rischio di svilire il ruolo delle istituzioni e produrre una nuova svolta partitocratica”

“Gli ultimi 10 giorni dell’attuale – interminabile – crisi di governo, caratterizzati dalle trattative dirette fra la Lega e il Movimento 5 stelle, stanno imprimendo una torsione alle regole consolidate del parlamentarismo italiano, con il rischio di svilire il ruolo delle istituzioni e di produrre una nuova e, per certi versi, inattesa svolta partitocratica”. Comincia con queste parole l’editoriale del costituzionalista Marco Olivetti in prima pagina su Avvenire di oggi. “M5S e Lega – prosegue – si sono seduti a un tavolo per negoziare un programma di governo e designare una compagine governativa, compreso il presidente del Consiglio” ma “la questione della designazione del premier è stata derubricata a tema secondario ed è stata posposta alla ricerca di un accordo di programma”. “Si è enunciato come rivoluzionario questo metodo, affermando che per la prima volta nella storia repubblicana si sarebbe data la priorità ai ‘problemi dei cittadini’ e non alle ‘poltrone’”, osserva Olivetti, evidenziando che “i leader delle due formazioni politiche premiate dal voto del 4 marzo si sono addirittura spinti a qualificare come meramente esecutivo del ‘contratto di coalizione’ il ruolo del futuro premier, circa il quale sono circolate varie ipotesi, alcune delle quali veramente fantasiose”. Secondo il costituzionalista, “la sensazione tuttavia è che questo modo di procedere – forse giustificabile per avviare i negoziati fra i due partiti che aspirano a coalizzarsi – stia stravolgendo non solo le prassi costituzionali, ma anche lo stesso ruolo costituzionalmente previsto per il premier”. Il ruolo attribuito dalla Costituzione al presidente del Consiglio, ricorda Olivetti, “è certo compatibile con un ruolo forte della sede collegiale di governo, ma non con un ruolo meramente esecutivo di un programma alla cui definizione non abbia partecipato”. Un “secondo problema” riguarda il “rapporto fra partiti e istituzioni” visto che “si è davanti alla completa marginalizzazione del premier, il quale, fra l’altro, rappresenta l’Italia in quella sede cruciale che è il Consiglio europeo, ove occorre negoziare con altri 27 ‘pari’ e dunque non si può solo eseguire un contratto”. “In questi giorni, l’occupazione partitica delle istituzioni giunge a un punto per cui il presidente del Consiglio diventa un personaggio in cerca d’autore, chiamato a recitare un copione già scritto. Se questo è l’atto di nascita della Terza Repubblica – conclude – non si può dire che essa nasca sotto gli auspici di una buona grammatica costituzionale”.

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