Paolo VI: p. Sapienza, “amò profondamente la Chiesa. Preparò in tempi non sospetti dimissioni ma rimase al timone fino alla fine”

“Negli anni del pontificato di Paolo VI la barca della Chiesa ha dovuto navigare contro vento e in un mare agitato da contrasti, contestazioni, opposizioni, inimicizie, persecuzioni. Paolo VI si è trovato contestato da minoranze, tra loro contrapposte: quella costituita dai progressisti ad oltranza, e quella dei tradizionalisti, da sempre suoi oppositori”. Egli ha tuttavia saputo reggere “con mano forte e sicura – e talvolta in solitudine – il timone della barca di Pietro, salvaguardando l’unità della Chiesa e ricompattandone avanguardie e retroguardie, e difendendo il depositum fidei”. Lo scrive p. Leonardo Sapienza, sacerdote rogazionista e reggente della Casa Pontificia, nell’introduzione del volume “La barca di Paolo” (ed. San Paolo) di cui è curatore e che sabato 19 maggio, in occasione dell’annuncio da parte di papa Francesco della canonizzazione di papa Montini, uscirà in tutte le librerie. Nel libro vengono pubblicate, per la prima volta, le lettere riservate delle dimissioni di Paolo VI, con un commento di papa Francesco. P. Sapienza al riguardo scrive: “Paolo VI ha amato profondamente la Chiesa. Si sentiva lacerato, tentato, debole, incerto. Per questo, aveva preparato in tempi non sospetti le sue dimissioni, in caso di malattia invalidante. E, tuttavia, ha voluto restare fino alla fine al timone della Chiesa, convinto che ‘la Chiesa è di Cristo… è lui stesso ad amarla… è lui che opera, è lui che svolge la sua economia, il suo piano…’; la barca non era la sua, ma di Cristo, e ‘sia chiaro che egli, non altri, la guida e la salva’”. “Il cammino della Chiesa, di ogni comunità cristiana, di ciascuno di noi – conclude Sapienza -, conosce e conoscerà contrarietà, ore di paura, sofferenze e fatiche. Ma Paolo VI ci incoraggia a non avere paura”.

 

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