Portogallo: dichiarazione interreligiosa sulla “morte assistita”, “società che abbandona, disumanizza, diventa indifferente”

“La vita non perde dignità mentre si avvicina alla sua fine, ma la particolare vulnerabilità che la segna in questa fase le conferisce una dignità speciale che richiede vicinanza e cura”. È uno dei passaggi iniziali della dichiarazione interreligiosa che ieri, 16 maggio, è stata presentata a Lisbona dal gruppo di lavoro interreligioso “Religioni e salute”. Si tratta di un contributo “umile e libero” che le tradizioni religiose intendono portare al dibattito in corso in Portogallo in relazione alla “morte assistita”, oggetto di una proposta di legge in attesa di discussione al Parlamento. Se per un verso “tutte le sofferenze evitabili devono essere evitate” con un efficace “sollievo dal dolore”, l’assunto è che “ogni essere umano è unico e, come tale, insostituibile e necessario per la società di cui è parte, soggetto di un’intrinseca dignità a prescindere da ogni criterio di qualità della vita e di utilità, fino alla morte naturale”, si legge nella dichiarazione. “La sofferenza alla fine della vita è una sfida spirituale per ogni persona e una sfida etica per la società”, ma “la vera sofferenza intollerabile” oggi è “creare le condizioni al desiderio di morire”, desiderio che “nasce da una società che abbandona, disumanizza, diventa indifferente”. L’esperienza invece mostra che “chi si sente accompagnato non si dispera prima della morte e non chiede di morire”. L’esigenza è quindi di offrire a chi è in fase terminale “la possibilità di una morte accompagnata umanamente”.

Le comunità religiose si esprimono a favore delle “cure palliative”, definite “la risposta più completa che lo Stato non può non dare” a chi è in fase terminale “perché unisce le più alte competenze scientifiche e tecniche con la competenza nella compassione”. La richiesta quindi è di “estendere l’accesso alle cure palliative a tutti” con la definizione di “un piano nazionale”. Nella dichiarazione si parla anche del ruolo delle religioni nel “dare alla vita un significato, una speranza, una possibilità di trascendenza” e quindi del bisogno che ha la società di “questa visione dell’umano”. Ribadendo insieme il fermo convincimento che “la vita umana sia inviolabile fino alla morte naturale” e proponendo “un modello compassionevole di società”, “in nome dell’umanità e del futuro della comunità umana” le comunità religiose che hanno sottoscritto la Dichiarazione esprimono la propria “opposizione alla legalizzazione della morte assistita in una qualsiasi delle sue forme, che si tratti del suicidio assistito o dell’eutanasia”. Nell’elenco dei firmatari ci sono l’Alleanza evangelica, la comunità Hindu, la comunità islamica di Lisbona, quella ebraica, il cardinale patriarca Manuel Clemente a nome della Chiesa cattolica, il rappresentante del Patriarcato ecumenico, l’Unione battista portoghese e dagli Avventisti del settimo giorno.

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