Migrazioni: Pederzini Villarreal (Univ. Iberoamericana), “urgente e difficile la situazione dei migranti in Messico”

12 milioni sono i messicani emigrati negli Stati Uniti, di cui 7 milioni senza documenti. Dal 2005 al 2010 sono tornati in Messico, in maniera forzata o volontaria, oltre 800.000 e altri 400.000 nei cinque anni successivi. Il 77% di quelli costretti a tornare sono minorenni, spesso senza cittadinanza messicana perché nati negli Usa. Oltre al rientro dei connazionali dovuto alle nuove politiche migratorie statunitensi, il Messico è un Paese di transito e di arrivo di migranti in fuga da altri Paesi violenti e instabili del Centro America (Guatemala, Honduras e Salvador), cifre raddoppiate nel decennio dal 2000 al 2010 (ma ancora solo l’1% della popolazione messicana) e condizioni di vita difficili. Molti finiscono nei centri di detenzione perché irregolari. “Il trattamento nei confronti dei migranti produce violenza, esclusione e insicurezza”: è la denuncia di Carla Pederzini Villarreal, dell’Università Iberoamericana di Città del Messico, nel suo intervento di oggi pomeriggio al Colloquio Santa Sede-Messico sulle migrazioni, in corso alla Casina Pio IV in Vaticano. La docente ha fatto notare “la poca congruenza tra ciò che reclamiamo per i messicani emigrati negli Stati Uniti” e il modo in cui vengono trattati i migranti in transito in Messico. I venezuelani che fuggono dal proprio Paese, ad esempio, “vengono rimandati indietro alla frontiera”. “Da quando Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti – ha concluso Pederzini Villarreal – i mezzi di comunicazione hanno puntato l’attenzione sulla costruzione del muro e le diverse minacce nei confronti dei migranti. Ciò non significa che la situazione di coloro che attraversano il nostro Paese nel tentativo di attraversare la frontiera degli Stati Uniti ha smesso di essere urgente. Al contrario il viaggio dei migranti in transito continua ad essere pieno di rischi. La situazione nei centri di detenzione è poco attenta ai regolamenti e orientata alla deportazione”.

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