Quel “però” che inquieta

Il rischio evidente è che nella rincorsa all’ultimo voto si smarriscano alcune regole di pacifica convivenza e di dialettica fra le parti. Ci si può confrontare anche in maniera accesa, ma sempre nell'ambito di un dibattito civile. Invece, troppo spesso accade il contrario

(Foto: AFP/SIR)

“Chiunque spari e ammazzi ha nella galera la sua unica residenza, però, l’immigrazione fuori controllo, come denunciato dalla Lega da troppi anni, porta allo scontro sociale”.

I fatti di Macerata sono noti a tutti. Un 28enne ha scatenato una sorta di caccia all’uomo per le vie della città. Ha ferito sei migranti prima di essere catturato dalle forze dell’ordine. La città marchigiana è rimasta in balia di questo giovanotto per alcune ore apparse lunghissime alla gente del posto.

Un evento, il fatto in se stesso, da condannare senza se e senza ma, come è accaduto con puntualità da ogni direzione. Anche il leader della Lega è stato duro. Tuttavia, come riportato tra virgolette in apertura di testo, Matteo Salvini ha voluto aggiungere un “però” che a nostra avviso risulta fortemente inquietante.

Siamo dinnanzi a una campagna elettorale complicata, difficile, con toni accesi e battibecchi quotidiani tra i diversi schieramenti, i segretari e i presidenti di partito o movimento politico.

Viste le incertezze dell’attuale passaggio della vita del Paese e tenuto conto dell’alto numero di indecisi di fronte al voto, è molto probabile che le schermaglie si infiammino ancora di più da qui al 4 marzo.

Ciascuno tenterà di accaparrarsi i consensi andando a pescare in quella parte di elettorato ancora in cerca del candidato più in sintonia.

Il rischio evidente è che in questa rincorsa all’ultimo voto si smarriscano alcune regole di pacifica convivenza e di dialettica fra le parti. Ci si può confrontare anche in maniera accesa, ma sempre nell’ambito di un dibattito civile. Invece, troppo spesso accade il contrario.

Quest’ultima uscita di Salvini, una sorta di giustificazione a un gesto che non può averne, suona troppo stonata. Per questo pensiamo valga la pena segnalarla e stigmatizzarla.

Inoltre pensiamo che, come messo in rilievo da Giuseppe Anzani su “Avvenire” di domenica scorsa, “il germe del male non nasce dal giorno alla notte portato dal vento. Si nutre dei succhi di veleno che inquinano la vita, le emozioni, i pensieri, le relazioni umane”. Ci vuole più attenzione per quel che si dice davanti a microfoni e telecamere o per ciò che si posta in Rete, come alcuni fanno da lungo tempo.

Qualcuno potrà sostenere che le parole non uccidono, anche se noi siamo di avviso contrario, tuttavia “una predicazione ossessiva di essere invasi – sono sempre parole di Anzani su Avvenire di domenica – usurpati, minacciati nella nostra identità ‘nativa’ se non persino nella nostra ‘razza’, è un tizzone acceso; e l’odio, alla lunga, è un barile di polvere”.

Non è la campagna elettorale che ci saremmo aspettati. Sarebbero comprensibili alcuni scivoloni se poi fossero rettificati. Pazienza. Questa è la realtà con la quale siamo chiamati a confrontarci. A noi rimane una grande chance, quella del voto. Da esercitare preparati e con responsabilità.

(*) direttore “Corriere Cesenate” (Cesena-Sarsina)

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