La politica liquida e il mago di Oz

Chiediamo alla politica la formazione delle persone, l’adesione a programmi a lungo termine da realizzare con la fatica di ogni giorno e poi l’impegno di capi autorevoli e lungimiranti che mettono avanti tutto la “missione”. Viene in mente la famosa affermazione ripresa da Alcide De Gasperi: “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”

(Foto: AFP/SIR)

La politica italiana, dopo l’assassinio di Aldo Moro nel 1978 ebbe un faticoso percorso, specialmente per la mancanza di rinnovamento dei suoi esponenti, infine decimati dagli scandali di corruzione e anche per la morte degli ultimi grandi capi carismatici.
La caduta del muro di Berlino nel 1989, con la fine dell’impero sovietico, cui seguirono le cadute delle frontiere, accelerò la globalizzazione e le grandi trasmigrazioni dei popoli in/e verso l’Europa.
Così Berlusconi a gennaio del 1994 con l’entrata in politica fece l’aggregazione di tronconi dei partiti in crisi: sdoganò i neofascisti del Msi acquisendo Fini e poi i cattolici di Cl dando importanza e rilievo a Formigoni, a Casini e ai loro amici. Fu la prima fusione fredda, che gli consentì un lungo potere e intanto via via congedava i sodali dopo averne acquisite le truppe.
Dieci anni fa quello che è ancora allo studio per la fisica si è fatto nuovamente per la politica: la fusione fredda tra quello che restava della Dc, poi Partito Popolare e l’ex Pci, poi Pds: e nacque il Pd. Era una unione interessante, intrigante, promettente: ma incompleta. C’erano le volontà e le opportunità, ma mancava l’amore, il pensiero comune soprattutto “per” e non prevalentemente “contro”.
Avvenne come era stato per l’euro: ottima idea dei finanzieri, ma senza il sostegno e la prevalenza della volontà politica unitaria con le riforme comuni collaterali (fisco, giustizia, ecc.); e alla fine lo strumento si è trasformato in fine.
Il miglioramento generale dell’economia, dovuta anche al successo dell’Unione europea, ha provocato un lento ma continuo spostamento verso destra delle popolazioni: quando sono minori i diritti da pretendere, diventano più allettanti i privilegi da difendere.
Con l’attenuarsi delle ideologie emergono i leader carismatici, dominatori degli strumenti di comunicazione: prima i giornali, poi la radio, poi la tv, infine i social. Dimenticando la lezione del passato, specialmente l’influsso delle propagande liberticide di comunismo, nazismo e fascismo, hanno avuto sempre più spazio leaders carismatici e con loro populismi e protezionismi.
Intanto è proseguita la discesa numerica dei partiti di sinistra: gravissima in Francia, pesante in Germania e ora evidente in Italia, dove il Pd si era trasformato in un’espressione socialdemocratica ignorando le radici cristiane e comuniste, ma perdendo in definitiva il contatto con l’elettorato reale.
I risultati elettorali di domenica scorsa ci mostrano chiaramente che abbiamo una “politica liquida”, cioè sganciata da ideologie e sensibile alle emozioni e ai proclami dei demiurghi di turno, quelli per intenderci, che parlano alla pancia e non alla testa della gente.
C’è stata la vittoria strepitosa del Movimento 5 Stelle, l’avanzata tumultuosa della Lega che ha sopravanzato Forza Italia e il crollo del Partito democratico sceso ai minimi storici, sotto il 20%, ben lontano da quel 40% alle elezioni europee del 2014 che avevano illuso Renzi in un’acquisizione, mentre era solo un prestito su una fiducia personale e non a una categoria politica.
Dietro a questa schiera di nuovi deputati e senatori, quanti sono adeguati al loro compito, quanti sono solo delle pedine, degli automi clonati da un capo supremo per un compito nato per delirio di onnipotenza?
Perché la politica effimera così come facilmente crea i suoi esponenti, così altrettanto rapidamente li distrugge.
E allora noi chiediamo ancora di più la vera politica.
Anche la Chiesa deve tornare a formare all’impegno per il bene comune, alla politica alta, e alla politica programmi a lungo termine.
Chiediamo alla politica la formazione delle persone, l’adesione a programmi a lungo termine da realizzare con la fatica di ogni giorno e poi l’impegno di capi autorevoli e lungimiranti che mettono avanti tutto la “missione”. Viene in mente la famosa affermazione ripresa da Alcide De Gasperi: “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”.
Nel film “il Mago di Oz” la piccola Dorothy per riacchiappare il cagnolino Toto apre la tenda dove si celava il terribile Mago di Oz e scopre che i proclami tonanti, gli effetti che spaventavano erano prodotti da un piccolo ometto che al microfono spingeva pedali e tiranti.
Mi auguro che dietro la tenda non ci sia nessun Mago di Oz e spero sia Mattarella a trovare il cagnolino che è scappato.

(*) direttore “La Vita Casalese” (Casale Monferrato)

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