Governo cercasi

Il Paese aspetta una guida; è vero che anche altri hanno aspettato mesi per formare un nuovo governo, ma da noi si sente più urgente la decisione perché troppi problemi sono sul tappeto, per i quali non può bastare l’ordinaria amministrazione

Quando usciamo con questo giornale è in pieno svolgimento il secondo giro di consultazioni e questo venerdì sera si conosce l’orientamento del presidente Mattarella; ma ora possiamo ragionare solo in base alle cronache e alle interviste precedenti dei vari leader che non hanno certo offerto soluzioni a portata di mano. Quello che è emerso – ribadito più volte da più fonti – nella fase pre-consultazioni è una serie di veti incrociati, dettati sia da comprensibile incompatibilità, sia da orgoglio o, peggio, da atteggiamento simile alle ripicche infantili. Dimenticando che, in democrazia, oltre all’ipotetico diritto di guidare un governo (non attribuito dal voto, secondo la nostra Costituzione…), esiste soprattutto il dovere di formarlo per un necessario servizio alla comunità nazionale. Così abbiamo sentito ripetere il veto del M5S a Berlusconi e Forza Italia, ricambiato cordialmente dal veto e dai pronunciamenti di Berlusconi sul M5S; il veto della Lega salviniana al Pd e il no di questo ad ogni profferta del M5S, che, curioso e sorprendente a dirlo, lancia la sua proposta di “contratto” indifferentemente alla Lega e al Pd, ritenendo evidentemente e assurdamente che siano sostanzialmente simili ed esplicitando, a scanso di ogni dubbio, che l’unica cosa importante è che la guida di un futuribile governo resti saldamente in mano al Movimento. Non si capisce bene se quella del “capo politico” Di Maio sia giovanile iattanza o se sia inesperienza o se sia – come molti ritengono – abile gioco tattico.

Ma è chiaro che di questo passo non si potrà andare molto lontano. Così, mentre i due “quasi-vincitori” e litiganti – Salvini e Di Maio – si lanciano messaggi e si svalutano reciprocamente a meno di zero, dopo essersi reciprocamente lodati, gli altri “giocatori”, tra il risentito e il complesso da esclusione condito dalla rivendicazione del proprio ruolo, sono costretti a considerare (o ri-considerare) nuove ipotesi. Il Pd – combattuto, come sempre, al suo interno – si prende tempo (Direzione, Asemblea, Sgreteria, Congresso…) e FI fa ricorso all’asso nella manica, l’autorevole Tajani, che ben difende l’orgoglio forzista, mentre il governatore della Liguria Toti s’incarica di fare da traghettatore verso un ipotetico “partito unico” del centrodestra, agognato dai leghisti e vituperato dai berlusconiani. Sullo sfondo i prossimi appuntamenti elettorali amministrativi, a più scadenze, fino a quello determinante delle europee del 2019, ma troppo lontano per non doversi decidere prima. Almeno, si spera!

Intanto il Paese aspetta una guida; è vero che anche altri hanno aspettato mesi per formare un nuovo governo, ma da noi si sente più urgente la decisione perché troppi problemi sono sul tappeto, per i quali non può bastare l’ordinaria amministrazione. Che la delegazione M5S sia stata ricevuta per ultima anche nel secondo giro, quando il centrodestra si presentava insieme, non indica – ha precisato il Quirinale – il diritto ad avere l’incarico. Tutti dobbiamo affidarci, dunque, alla saggezza di Mattarella.

(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)

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