Uscire dalla retorica del “premierato”

Serve una mediazione per costruire in Parlamento quella base numerica per il futuro esecutivo che non è uscita dalle urne. Per fare ciò urge abbandonare la retorica del “premierato”: il nostro sistema elettorale, quello nato dal tramonto delle riforme istituzionali e da un accordo rabberciato tra i principali partiti, non prevede la figura del candidato presidente del Consiglio che quindi va individuato di comune accordo tra presidente della Repubblica e forze rappresentate in Parlamento.

Siamo al secondo giro di consultazioni al Quirinale e abbiamo oltrepassato la boa del mese e mezzo dalle elezioni. A preoccupare non è tanto il tempo che passa ma sono due circostanze: una interna alla politica italiana e l’altra esterna alle beghe partitiche.
Sul fronte interno è preoccupante registrare come, nei rapporti tra le forze politiche, non si sia ancora usciti dal clima della campagna elettorale. Leggendo i giornali sembra di essere fermi a due mesi fa tra slogan, veti e chiusure più o meno motivate. Sotto questo profilo è necessario che i leader delle varie formazioni si convincano di una serie di evidenze: il risultato elettorale è stato buono per alcuni e pessimo per altri, ma nessuno ha tecnicamente “vinto”, intendendo per “vittoria” la possibilità di formare un governo dotato di una maggioranza
autonoma. Dunque serve una mediazione per costruire in Parlamento quella base numerica per il futuro esecutivo che non è uscita dalle urne. Per fare ciò urge abbandonare la retorica del “premierato”: il nostro sistema elettorale, quello nato dal tramonto delle riforme istituzionali e da un accordo rabberciato tra i principali partiti, non prevede la figura del candidato presidente del Consiglio che quindi va individuato di comune accordo tra presidente della Repubblica e forze rappresentate in Parlamento. Aiuterebbe puntare su una figura “terza” rispetto a quelle che hanno giocato la partita elettorale: Salvini pare averlo compreso, a Di Maio conviene che qualcuno lo spieghi. In fretta…
Sul fronte “esterno” appena un accenno: qualcuno pensa davvero che un Paese perennemente in bilico tra opportunità di ripresa e rischi di ritornare nel gorgo della recessione possa “serenamente” affrontare un altro turno elettorale, magari per ritrovarsi a questo stesso punto tra 4 o 5 mesi? Credo che chi lo sostiene faccia un torto soprattutto alla propria intelligenza.

(*) direttore “Corriere Eusebiano” (Vercelli)

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